Hien Tsung e l’invenzione dei soldi

di Michele R. Serra

Rivoluzionari - Storie di Smemo
Hien Tsung e l’invenzione dei soldi

Cos’è il denaro? La risposta è facile e complessa allo stesso tempo. Il denaro oggi è elettronico, è carte di credito e conti correnti, è depositi e bonifici, è assegni e password. Però i soldi rimangono quelli che possiamo contare con le mani, che tuttora ci scambiamo in forma di rettangolini di carta o tondini di metallo prodotti dal governo. Vero, stiamo assistendo a un salto evolutivo storico, e forse la prossima generazione non avrà alcuna dimestichezza con monete e banconote. Ma per noi uomini moderni, i soldi sono quelli. E pensate a quanti video rap sarebbero vuoti, senza quei rettangolini!

Non è stato sempre così. I soldi un tempo potevano essere pezzi di metallo prezioso, oppure anche sale, riso, pelli, avorio. Tutto dipendeva dal paese in cui ti trovavi, dagli usi e costumi di un popolo. Pare perfino che da qualche parte – diciamo un po’ più a est dell’Italia – si usasse la vodka.

Dal baratto alle banconote: Hien Tsung e l’antica Cina

Per passare da quella che in fondo non era altro che una forma evoluta di baratto (lo scambio di alcuni beni fondamenali che fungevano da unità di misura del valore di tutti gli altri) ai soldi moderni ci voleva qualcuno che avesse l’occhio lungo, qualcuno che guardasse dritto verso il futuro del denaro. E naturalmente, non era uno qualsiasi, ma addirittura un re, anzi ancora di più. Lui si chiamava Hien Tsung, imperatore cinese della dinastia Tang che regnò tra l’806 e l’821 Dopo Cristo.

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Erano anni in cui la guerra era all’ordine del giorno, quasi l’occupazione principale di ogni sovrano che si rispettasse. E quindi il primo dei doveri di un imperatore era trovare il modo di pagare e mantenere efficiente il suo sterminato esercito: del resto si sa, un soldato che non ha da mangiare sarà meno propenso a combattere per la causa, e anche se la causa in questione è un imperatore divinizzato, non fa molta differenza. In ogni caso, l’imperatore Tsung abitualmente pagava i suoi soldati con monete di rame, finché tutto il suo regno non fu colpito da una grave penuria del prezioso metallo. Fu in quel momento che l’imperatore pensò: ma se tanto le monete di rame vengono usate solo come merce di scambio per comprare cibo e altre cose fondamentali, perché usare metalli preziosi o semi-preziosi? Perché dare in mano a questi soldati pezzi di rame, o peggio d’argento, d’oro, di cui si libereranno presto? A questo punto, potremmo usare dei pezzi di carta, che costano molto meno. E così fu. Le prime banconote della storia. Come al solito, una grande invenzione nata dal mix perfetto di tre fattori: ingegno, caso e necessità.

I soldi? No, non danno la felicità

Così, Hien Tsung, un re le cui conquiste militari oggi ci interessano poco, è rimasto nei libri di storia per la sua invenzione, che merita di essere considerata sullo stesso piano rispetto ad altre di cui dobbiamo essere grati ai cinesi, come la polvere da sparo e la bussola. Poi ovviamente non furono solo le banconote, che Hien Tsung tramandò alle generazioni future, ma anche il loro eccessivo uso, e l’inflazione. Ma questa è un’altra storia. E poi si sa, anche le migliori visioni del futuro non sono perfette al cento per cento.