Chi mi rappresenta?

di Marina Viola

Attualità
Chi mi rappresenta?

 

L’altro giorno è arrivata una busta grande marrone dal Consolato Generale d’Italia di Boston. Destinatario: Marina Donatella Viola in Canale-Parola, che poi sarei io. Dentro c’erano due schede elettorali, e altre due buste: una dove metterci le schede compilate, e l’altra con l’indirizzo del Consolato, dove metterci quella bianca. Il governo italiano, gentilmente, ha affrancato il tutto. Mi sono molto gasata: per noi italiani che viviamo all’estero, votare è un momento importante di partecipazione agli affari dell’Italia da cui Alpi, oceani, lingua e cultura ci separano.

La scheda per la Camera dei Deputati propone, oltre alle liste ‘normali’ (M5S, PDL, PD) due partiti creati da italiani che vivono negli Stati Uniti: Insieme per gli Italiani e Fare per fermare il Declino. Dal primo ho ricevuto un’email molto informativa qualche settimana fa, con tanto di video su Youtube. L’altro non l’avevo mai sentito. Da brava cittadina, mi sono informata.

Da quello che ho capito, mi sembra che le due liste create siano una perfetta rappresentazione dei due tipi di italiani che si incontrano qui in America. Il primo è legato alla cultura conservatrice del primo moto immigratorio, che iniziò nei primi anni del secolo scorso, e vide arrivare su navi a vapore gente povera, spesso analfabeta, che lasciò il paesino (spesso del Sud) per cercare fortuna. Fu solo la seconda o la terza generazione di questo gruppo che riuscì a riscattarsi, imparando la lingua e integrandosi nella cultura americana pur mantenendo un forte legame con quello che di italiano era rimasto nella loro vita: un dialetto, delle ricette a base di grassi, e una visione nostalgica di un’Italia congelata nel tempo.

Mi sembra di aver capito che il primo gruppo, Insieme per gli Italiani,  abbia più o meno queste origini. Uno dei candidati è Joseph Di Virgilio, che di mestiere fa l’economo. Nato a Philadelphia, è il candidato di New York al parlamento italiano. Dico solo che indirizza gli italiani  all’estero chiamandoli “Fratelli d’Italia del Centro e Nord America!”, facendo capire immediatamente la sua distanza stellare dalla sinistra italiana. Propongo qui una sua riflessione:

“Mi batterò affinché si creino quelle condizioni che favoriscano il libero mercato ed opportunità lavorative per le future generazioni. Rappresenterò la comunità italo-americana del centro e nord conoscendo a pieno le difficoltà ed i sacrifici dei connazionali residenti all’estero lontano dalla patria. Essi meritano tutto il sostegno possibile e sono pronto ad accollarmi questa responsabilità. Il caos della situazione politica italiana rende il paese ridicolo e poco credibile a livello internazionale. Soffro nel vedere cosa succede al nostro paese.”

Joseph parla di patria e ci confessa che soffre, ma resiste: si accolla le sue responsabilità, e io dormo più tranquilla, ecco.

Il secondo gruppo di italiani, come dicono quelli che se ne intendono, è rappresentato dai famosi ‘cervelli’: persone colte e preparate, che studiano inglese dall’asilo, vengono quasi tutti dal Nord Italia e da famiglie più che benestanti. Abbandonano l’Italia per poter avere una carriera che l’Italia non riesce ad offrire. Sono giovani, aperti a nuove avventure, spesso di ottica semi-progressista.

Eccoli rappresentare la seconda lista, Fare per fermare il Declino (ma chiamata Fare per essere più succinti), che propone un programma vibrante e più moderno: non parlano di amor di patria, anzi, sono particolarmente delusi dall’Italia, che hanno abbandonato malvolentieri. Non si schierano né a destra né a sinistra, amano Monti (ovviamente) e odiano Berlusconi. Vogliono privatizzare la RAI e tutte le imprese pubbliche, vogliono un sistema carcerario umanizzato, mantenere l’indipendenza della magistratura, ottenere uguaglianza di diritti tra uomini e donne. Nelle loro dieci proposte non si parla di aiutare persone che non fanno parte della loro classe sociale.

Hanno scelto come rappresentante degli italiani in America Settentrionale e Centrale una giovane donna: Bianca Delle Piane. È genovese ma vive a Los Angeles,  una brillante carriera nel business (high-tech), molto sensibile alla situazione femminile, attiva partecipante del movimento “Se non ora quando”e fondatrice di Bridge to Italy, che lei descrive così:

“Bridges to Italy è nata dalla consapevolezza di quanto sia importante valorizzare all’estero gli eccellenti risultati che la ricerca italiana produce quotidianamente, facilitando connections con una realtà tecnologicamente e finanziariamente avanzata come gli Stati Uniti.”

Mi chiedo: ma Bianca e Joseph mi rappresentano? Io sono venuta qui perché mi sono innamorata di Dan. Non ero laureata, ma parlavo già inglese; vengo da una famiglia benestante, ma sono di sinsitra. Credo ciecamente nell’importanza di non privatizzare la Rai, che ha messo il pane sulla mia tavola tutta la vita, ma non parlo dialetto.

Sarò mica parte di un terzo moto migratorio, vero?