Chicory è il giochino dell’anno

di Redazione Smemoranda

Recensioni

In questo momento di passaggio tra generazioni di console, siamo qui a chiederci qual è il futuro del videogame. Un gioco come Chicory – A Colorful Tale non risponderà certo a questa grande domanda, per carità. Tuttavia ci ricorda una regola fondamentale: le buone idee troveranno sempre spazio, e saranno sempre importanti. Perché – è strano dirlo, ma – questo giochino uscito per PC e Playstation potrebbe essere il gioco dell’anno. Senza diminutivi.

Intendiamoci, si tratta di roba assolutamente indie. Però l’autore è un mezzo genio: si chiama Greg Lobanov, e circa tre anni fa è diventato piuttosto noto per aver prodotto quel piccolo capolavoro che risponde al nome di Wandersong, un platform fantastico che fondava tutto il gameplay sul canto. Cioè, più o meno. Se non l’avete mai giocato, fatelo. Detto questo, Chicory prende le mosse da un’altra idea che si potrebbe definire radicale: un gioco tutti basato sui colori.

Impara l’arte

Chicory del titolo è la più grande pittrice del mondo, detentrice del Magico Pennello che serve a colorarlo. Ma voi non siete Chicory, che poi vuol dire proprio “cicoria”, nel senso della verdura. Voi siete un simpatico cagnolino (o una simpatica cagnolina). Vi chiamate come il vostro cibo preferito, può essere un nome tipo Pizza o Hamburger (viene scelto all’inizio del gioco). Mettiamo sia Pizza. Dunque: Pizza non sa dove sia finita Cicoria, ma ha trovato il suo Pennello Magico, e con quello dovrà salvare il mondo dall’avanzata del Bianco e Nero. Che sarà pure elegante, ma è noioso. Ecco, il riassunto più o meno è questo.

Il pennello ovviamente non serve solo a colorare. Potete dipingere una ciambella per qualcuno, ad esempio, o intervenire sul paesaggio. Ma sì, se volete potete anche fermarvi solo a colorarlo, il paesaggio. Tutto quanto, come in quegli album per adulti che dovrebbero essere rilassanti secondo quelli che li stampano. Il pennello, naturalmente, in alcune occasioni è utile anche a combattere. Il fatto davvero interessante è che Chicory ti spinge a creare, a disegnare, per andare avanti nel gioco. E inevitabilmente le tue creazioni non sono un granché – perché insomma, provate voi a dipingere col joypad. Eppure, nonostante i risultati assomiglino a quelli di un bambino, ti senti soddisfatto. E il gioco ti spinge a migliorarti.

Filosofia videoludica spicciola

Tutto grazie a una storia e a una sceneggiatura tratteggiate con cura incredibile, e capaci di parlare in controluce di quale sia il ruolo dell’arte (e dell’artista) nella società. Di quali siano le difficoltà incontrate da ogni artista, e di come queste difficoltà siano comuni a tutti quanti: la vita, ci dice Chicory, è una battaglia contro il dubbio, l’ansia, il sentimento di inadeguatezza che ci accompagna. Sembra roba pesante, da mettere in un videogame. Invece il risultato è leggero, divertente, perfino rilassante. E pieno di veri colpi di genio. Pensate che, se rimanete bloccati, il gioco vi propone di chiamare la mamma: potete farlo, e la mamma vi suggerirà la soluzione del problema. Ma volete davvero farlo?
È solo uno dei tanti esempi che dimostrano la raffinatezza, anche psicologica, di questo Chicory.