Rusty Brown è un fumetto triste che ci consola

di Redazione Smemoranda

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Il più grande autore del fumetto americano contemporaneo è Chris Ware. Nel senso, per carità, può piacere o non piacere, ma Chris Ware non ha solo l’ambizione di essere, che ne so, il James Joyce del fumetto americano, ha anche le capacità per riuscirci. E infatti Rusty Brown, il suo ultimo graphic novel, è un libro meraviglioso, e allo stesso tempo un libro che nessuno vorrebbe davvero leggere. Perché è una storia tristissima.

È la storia di un bambino bullizzato, un prototipo di quello che una volta si chiamava nerd, prima che nerd fosse accettabile, e perfino bello. Rusty Brown è trattato male da tutti, dal mondo. Perfino dal libro, che dopo le prime cento pagine si disinteressa di lui e ci racconta le vite di altri personaggi che frequentano la stessa scuola di Rusty, centro di quattro storie che si incrociano in questo primo libro (ne sono previsti due). Non è solo la storia di Rusty a esser triste, anche le altre lo sono. La tristezza dei romanzi di Chris Ware è spesso cosmica, e in questo libro arriva a nuove vette. Ad esempio, Ware disegna la morte di uno dei suoi personaggi in un modo tanto evocativo, che è inevitabile pensare proprio a quella roba lì, a cui nessuno vuole pensare.

Eppure non c’è niente di noioso in questo libro, e assolutamente niente che ti faccia davvero venire voglia di smettere di leggerlo. E poi l’aspetto estetico dei fumetti di Chris Ware, così perfetti e in qualche modo rassicuranti nella loro freddezza, nella perfezione di un tratto che non si abbandona mai all’istinto… ecco, in questa estetica c’è qualcosa di consolatorio. Ti dà l’idea che gli stessi uomini che sono destinati a vivere vite inevitabilmente misere possono godersi la bellezza, e in qualche modo salvarsi. Almeno, speriamo.

Rusty Brown è pubblicato da Coconino Press