Chronicle

di Michele R. Serra

Recensioni
Chronicle

Ehm, andiamo con ordine. Siamo nel tempo di youtube e dei cellulari con videocamere da 10 megapixel, tutti fotografiamo e filmiamo tutto. Nel 1999 ancora non era l’epoca degli strumenti-per-filmare-in-mano-a-tutti, ma due registi esordienti – Daniel Myrick e Eduardo Sanchez – ebbero l’idea di girare un horror che faceva “Abbiamo ritrovato nastri amatoriali girati da alcuni ragazzi, ma questi ragazzi sono scomparsi in circostanze misteriose”:The Blair Witch Project, il film che ha dato l’avvio a una moda capace di produrre un sacco di pellicole nell’ultimo decennio (Cloverfield, Paranormal Activity, Rec…). E oggi ne arriva un altro che rischia di essere altrettanto importante: Cronichle. Qui non ci sono fantasmi né streghe, ma solo dei ragazzi normali. Tre amici che rappresentano i tre gradini della scala sociale che ben conosciamo: c’è quello superpopolare, quello normale e quello – bè – quello sfigato. Al contrario dei soliti film a cui siamo abituati, non gli succede qualcosa di brutto, ma qualcosa di bello: beccano dei superpoteri. Si divertono, ma non sembrano aver imparato la lezione dell’Uomo Ragno (“Da un grande potere derivano grandi responsabilità“), quindi le cose rischiano seriamente di mettersi male.

Heroes incontra Cloverfield? Sì, in effetti è così. Però funziona perfettamente, nonostante il fatto che si tratti di un film costato relativamente poco per gli standard americani e che sia opera di due esordienti, il regista Josh Trank e lo sceneggiatore Max Landis. Per chi se lo stesse chiedendo: sì, è proprio il figlio 26enne di John Landis, il regista di Blues Brothers. E chissà che papà non gli abbia dato una mano.

Chronicle è davvero un gran divertimento, un film molto allegro e leggero all’inizio, che piano piano diventa più oscuro. Ed è il classico film che ti presenta un nuovo regista, un nuovo sceneggiatore, nuovi attori. Tutti bravi e con nuove idee. E sappiamo quanto Hollywood ne abbia bisogno.