City of Gangsters: simulatore di balordi, ma non troppo

di Redazione Smemoranda

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City of Gangsters: simulatore di balordi, ma non troppo

XXXX nel mondo dei videogame non vuol dire “materiale vietato ai minori”, bensì: un certo genere di giochi di strategia in tempo reale, il cui rappresentante più importante è senza dubbio la saga di Civilization, che quest’anno ne compie trenta forte di sei incarnazioni e milioni di copie vendute. Ma perché “4X” per descrivere questi giochi? Perché sono giochi in cui bisogna esplorare un territorio, espandere un mondo, sfruttarne le risorse, e poi (ti pareva) sterminare i nemici che si frappongono tra noi e il successo. Explore, Expand, Exploit, Exterminate, in inglese.

Soprattutto le ultime due Ex- si adattano molto bene all’ultimo nato in questo genere di giochi, dove invece di coltivare civiltà come in Civilization appunto, si coltiva incivilità, o meglio: la criminalità. Perché il gioco si intitola City of Gangster, e già il nome dice molto.

Alcool illegale + Chicago = gangsterismo

Ambientato a Chicago durante il proibizionismo, negli anni Venti, e voi siete l’Al Capone di turno (o il Frank Nitti, o il Paul Ricca, se preferite e se vi piacciono le storie di gangster americani, quelli vestiti bene e con il mitragliatore nella custodia del violino). Ovviamente lo scopo del gioco è fare soldi e accumulare potere, espandendo gradualmente il proprio territorio, la propria ricchezza e la propria forza lavoro. Perché i bravi ragazzi servono sempre.

Intendiamoci, non basta aprire il rubinetto per inondare la città con il vostro liquore illegale, devi trovare persone disposte a comprarlo da te, che tra l’altro non sono sempre affaristi onesti. Devi fare favori alle persone per ottenere altri favori. Devi costruire un business autosufficiente. Hai bisogno di ingredienti per fare alcolici, posti dove distillarli, una rete di distribuzione. E quindi la domanda sorge spontanea: ma le scarpe di cemento, i cappotti di legno, le stragi a San Valentino… dove sono finite?

Meno chiacchiere, più mitragliate

Ecco, questo è il problema fondamentale di City of Gangsters: si tratta di un ottimo gestionale, un gioco che simula il lavoro di un manager messo a capo di un’azienda che per una casualità si trova a essere un’azienda illegale. Ma di azione ce n’è poca. O meglio, quello potrebbe anche essere ok. Il problema è che di gangsterismo ce n’è poco. Se vuoi essere Al Capone, vuoi invitare a cena i tuoi nemici per stenderli con una mazza da baseball. Vuoi fare offerte che non si possono rifiutare. Vuoi buttare qualcuno nel fiume, di tanto in tanto. Qui invece si contano le risorse, i lavoratori e i soldi. Se al posto dell’alcool illegale ci fosse stata la Fanta, non sarebbe cambiato poi tanto. Peccato che noi invece ci aspettavamo un gioco molto più balordo.