La Coca Cola all’Aids e la disinformazione

di La Redazione

Giù la Maschera
La Coca Cola all’Aids e la disinformazione

Negli ultimi giorni ha preso a circolare con sempre maggiore insistenza – sia sulle nostre bacheche di Facebook che attraverso Whatsapp – un messaggio tanto incredibile quanto falso. Eccolo:

Ovviamente, non esiste alcuna “Coca-Cola contaminata da AIDS“. E un messaggio, tanto per iniziare, scritto in un italiano tanto stentato è un evidente FAKE. Eppure circola, come spinto da qualche forza misteriosa. La forza della condivisione.

Davide, un ragazzo affetto da HIV, ha scritto alcuni suoi pensieri su questa vicenda simile a tante altre. Eccoli:

Oggi viviamo in una società di costante collegamento.
Siamo collegati via WhatsApp, via Telegram, via Instagram, via Facebook.
Questo ci permette sempre di poterci sentire, ma anche di condividere continuamente informazioni di qualsiasi tipo…

Stupendo, no?
Ni.

Purtroppo internet è, per quanto possa sembrare altisonante o strano, un grande immondezzaio invece che una fonte inesauribile di informazioni…
Senza volerlo, spesso si condivide con i propri amici creando una catena errata che si propaga a macchia d’olio.
Parlo della disinformazione, sempre presente. Se non si sta attenti, internet ti porta sempre in siti pieni di notizie false e/o totalmente fuorvianti, spacciate spesso per verità assolute che arrivano da luminari della scienza… che però sono stati radiati dall’albo! Storie secondo le quali le farmacie ci controllano e vogliono che gli utenti affetti da hiv si curino in modo da spendere più soldi possibile…
Ovviamente tutto falso, in forma di catene di Sant’Antonio (informazioni false condivise in modo tale da minacciare chi le riceve o spaventarlo in modo da fargli condividere ulteriormente la notizia).

Come ci si può difendere quindi?
Basta informarsi. E cominciare col non condividere prima di pensare. Basta fare una ricerca, anche breve, per scoprire se la notizia è veritiera o meno.

Sul perché viene fatto.. ci sono molteplici motivi: tra cui il semplice divertirsi alle spalle di chi condivide e il semplice (ma sempre desiderato) denaro.
Chi pubblica queste notizie solitamente lo fa su propri siti, dove magari vende libri o usa le pubblicità come fonte di guadagno…
Quindi ha bisogno di condivisioni affinché possa attuare il suo piano.

Quando vedete messaggi come “condividete altrimenti nessuno saprà quanto è grave bla bla” dico solo: pensateci almeno DUE e se non basta anche TRE volte prima di condividere. Ricordatevi sempre che noi siamo il veicolo più importante. Il mezzo da cui l’informazione passa.
Se vogliamo sconfiggere lo stigma ancora esistente nel nostro 2017 bisogna, noi per primi, eliminare questa disinformazione nel nostro piccolo e soprattutto stare attenti a ciò che condividiamo con gli altri…
Solo così potremmo migliorare tutto!