Coco Chanel e la liberazione della moda

di Michele R. Serra

Rivoluzionari - Storie di Smemo
Coco Chanel e la liberazione della moda

Nel 1916 sicuramente non esistevano i fashion blogger. Non esisteva neanche internet, e peraltro neanche gli aerei di linea, e l’Europa era in mezzo alla guerra: insomma erano sicuramente tempi brutti. Però già in quel periodo – e nonostante quel periodo, si potrebbe dire – c’era qualcuno che guardava al futuro della moda, a quello che sarebbe diventata nel mondo occidentale del secolo successivo, e guardando al futuro dello stile riusciva a intravedere il futuro della società tuttta quanta. Qualcuno come la signorina Gabrielle Chanel.

Le origini dello stile Coco

Il soprannome sarebbe arrivato dopo, all’inizio Gabrielle era solo una bambina, affidata insieme alle sorelle al buon cuore delle suore della concgregazione del Sacro Cuore, in un piccolo orfanotrofio situato presso un altrettanto piccolo paese della Francia più profonda. Sono proprio le suore a insegnare i rudimenti del taglio e del cucito alla piccola Coco, perché pensano che quell’abilità potrebbe tornare utile a una ragazza sola che a diciott’anni non avrà più l’età per stare nell’orfanotrofio, e dovrà essere spedita nel mondo, a guadagnarsi da vivere. L’intuizione è quella giusta.

A vent’anni Gabrielle (che sta diventando Coco) ha trovato lavoro come commessa in un negozio di maglieria, e lì ha incontrato il ricco Etienne de Balsan, che si innamora di lei e cerca di introdurla nel bel mondo, che anche lui frequentava da borghese, non nobile. Però non è facile essere accettati da quegli aristocratici, e Coco perde subito interesse nel provarci: perché lei ha interesse per altre cose, tipo i vestiti. Tanto che ottiene dal suo Etienne di trasferirsi a Parigi, in un appartamento, per creare cappelli. Gli aristocratici del giro di Etienne, che non diventeranno mai suoi amici, possono comunque essere utili strumenti di promozione per farsi un nome. Perché Coco è brava, ma ha un problema: non sopporta lo stile dell’ultima fase della belle époque parigina. Insomma, alla più grande stilista di tutti i tempi la moda non piaceva proprio.

La liberazione (dai corsetti)

A quei tempi le donne francesi, quelle eleganti almeno, erano strizzate in rigidi corsetti e vestivano con abiti plissettati e drappeggiati, farciti da sottogonne, giarrettiere e rinforzi vari, con richiami esotici che a volte superavano il limite del carnevalesco. Le donne così si coprivano, erano misteriose agli occhi degli uomini, ma appesantite, incatenate. Invece Coco era una donna attiva, e sosteneva che ogni donna avrebbe dovuto per prima cosa, sentirsi a suo agio nel proprio vestito. Così, cucì vestiti tanto semplici quanto perfetti, ispirati agli indumenti di chi lavorava, eppure tanto chic da piacere a tutti quelli che mai avrebbero dovuto farlo. E anche se non arrivò certo a rendere la moda democratica o egualitaria, liberò molte donne dalla schiavitù dei corsetti. Una di quelle svolte da cui non si torna indietro.

L’invenzione del profumo (moderno)

Era difficile definire l’eleganza, per Coco Chanel. Eppure la sua eleganza era chiarissima, e nuova. Era quasi cento anni fa, ma era la stessa di oggi, tanto che molti dicono che la moda non ha mai più fatto un tale salto verso il futuro, un balzo paragonabile a quello di Coco Chanel. Che ha sempre usato lo stile per andare oltre le difficoltà, la tristezza della vita. La mancanza di una famiglia, l’impossibilità di entrare nel bel mondo prima. E poi cose più frivole, come l’incidente di bruciarsi i capelli su un fornello, che la porta a tagliarseli corti in una pettinatura maschile che diventerà l’ultimo grido della moda. Oppure altre ben più tristi, come la morte del suo amato, l’industriale inglese Boy Capel, avvenuta proprio mentre lei stava finalmente incontrando il successo che meritava. Anche in quel caso, lei reagì come una donna ben più moderna della sua epoca: invece di abbandonarsi alla disperazione, si buttò nel lavoro. Così poco dopo ebbe un’idea nuova: venne a sapere che qualcuno aveva inventato il modo di sintetizzare artificalmente gli odori, le fragranze. E pensò: perché non usarle per un nuovo profumo? Magari uno che finalmente sappia “di donna, e non di rose”. Come al solito, aveva ragione lei. Da qualche parte dentro il suo tailleur, doveva avere una tasca in cui teneva una mappa del futuro.