Il Coltan e la vera violenza dei videogame

di Michele R. Serra

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Là fuori si continua a parlare di violenza nei videogiochi. Tanti si chiedono, in televisione e sui giornali, se la violenza che c’è nei videogame possa scatenare violenza reale, o meglio comportamenti aggressivi da parte di chi gioca. Le ricerche scientifiche dimostrano che non c’è relazione, o almeno non più che in qualsiasi narrazione violenta. Neanche nel caso di Doom Eternal…

E allora, forse ci stiamo ponendo il problema sbagliato. O almeno. È molto improbabile che la violenza nei videogame scateni comportamenti violenti nei gamer, ma c’è un’altra violenza legata ai videogame di cui si parla poco, nonostante sia ben più concreta. È la violenza legata all’approvvigionamento delle materie prime che servono a produrre le console.

Il Coltan, minerale raro e prezioso

Cos’è il coltan? Una sabbia nera, leggermente radioattiva, formata dai minerali colombite e tantalite, da cui si estrae il tantalio, metallo raro che viene usato, sotto forma di polvere metallica, nell’industria della telefonia mobile, nella componentistica dei computer e in quella degli aerei, poiché aumenta la potenza degli apparecchi riducendone il consumo di energia. E indovinate un po’ cos’altro si fa con il Tantalio? Esatto, le nostre console. Un pezzo importante dell’industria dell’intrattenimento.

Si capisce che la domanda e il prezzo di minerali grezzi come il coltan sia salito tantissimo. Dunque, qual è il problema? Che il valore di minerali come il coltan è benzina per la guerra in Congo, e quindi si pone un problema etico.

Ci sono altri luoghi da cui è possibile estrarre questi minerali? C’è soprattutto un modo di sostituire questi minerali con elementi alternativi che non provochino guerre? È molto complicato, anche se Microsoft e Sony sulla carta si stanno impegnando per risolvere il problema dell’approvvigionamento di questi materiali, o per sostituirli. Complicato, perché è ovvio che grandi aziende come Sony o Nintendo non vanno dai signori della guerra a prendere il tantalio, certo, ma quandio acquistano il materiale lavorato, magari da centinaia di fornitori, è difficile ricostruire la catena e capire da dove arriva il materiale. Soprattutto nel caso in cui qualcuno abbia interesse a non far capire esattamente da dove arriva.

Console “sporche”? Microsoft ha reagito

Gli ultimi report sul tema risalgono al 2019, e mentre Microsoft sembra aver ridotto a meno dello 0.5% i minerali che provengono da fonti sospette, nel senso che il resto della catena di approvvigionamento è stato certificato da organismi terzi come libero da questo problema, Sony e Nintendo ancora lavorano per il 17%, cioè quasi un quinto del totale, con materiali che sono di provenienza sospetta. Il sito della Responsible Minerals Initative, Iniziativa per minerali responsabili, offre molte ricerche e risposte su questo tema.

Per adesso diciamo due cose: uno, che Microsoft sembra più etica dei suoi concorrenti su questo tema; due, che forse bisognerebbe preoccuparsi non di chi compra un gioco per giocare con le armi finte di Call of duty, e preoccuparsi di più che i nostri soldi non finiscano per finanziare chi gioca con le armi vere.

È una questione di rispetto per l’ambiente (non andare a sfruttare materie scarse), ma diventa presto, e soprattutto, una questione di rispetto per l’uomo.