Contro il bullismo, non stiamo zitti

di Salvatore Vitellino

Sbullizzati
Contro il bullismo, non stiamo zitti

Avete presente quelli che stanno a guardare?

Come ci ha detto Nesli nella sua intervista, ci sono i bulli, i bullizzati, e quelli che guardano e non fanno nulla, non dicono nulla, non aiutano, perché altrimenti sono degli sfigati se non degli infami. A voi è mai capitato di assistere a qualcosa di brutto che capita a un compagno e girarvi dall’altra parte? Non dire nulla?

A me sì. Avevo tredici anni, in classe avevo un compagno con un leggero ritardo mentale che purtroppo attirava le battute idiote di alcuni, ma in fondo in classe gli volevamo bene e lo rispettavamo. Ma un giorno, sulle scale di scuola, all’uscita, dei ragazzi di un’altra terza lo spingono e se la ridono. Ho ancora davanti agli occhi il corpo goffo del mio compagno che rischia di cadere dalle scale, con lo zaino che gli salta sulla testa e poi ricade. Io ero lì, e non ho fatto nulla, volevo, ma sono rimasto pietrificato. È durato un attimo, quei due idioti che sghignazzavano e lui a testa bassa, incapace di fare del male a chiunque. Poi ho sentito la voce di un altro mio compagno, molto più alto di me, che rimproverava quei due, che non hanno osato replicare vista la differenza di altezza. E lo spilungone ha messo una mano sulla spalla di quello che tutti chiamavano “lo scemo”. Ci sono rimasto, perché non avrei mai immaginato che lo spilungone fosse capace di tanta dolcezza e coraggio. Mentre io mi sentivo uno schifo. E per tutti questi anni, ogni volta che ci ripenso mi risento uguale.

A voi è capitato? Vi sarete chiesti cosa fare per aiutare un compagno bullizzato, umiliato, vittima di un’ingiustizia? Vi sarete chiesti: c’è modo di fermare la cosa senza peggiorare la situazione?

Queste stesse domande tormentavano Luca da tanto tempo: no, lui non ce la faceva più ad assistere passivamente a ciò che quotidianamente succedeva nella sua classe!

Un pomeriggio, dopo che a scuola aveva visto l’ennesima umiliazione a un compagno, decide di dedicarsi alla ricerca su internet di una soluzione e viene colpito da un post sulla pagina Facebook di Telefono Azzurro: «#NonStiamoZitti contro il bullismo». Questo hashtag lo tocca nel profondo, immediatamente. Sapete quando incontrate la parola giusta, al momento giusto, che fa scattare in voi una scintilla che vi spinge a fare su due piedi quello su cui a lungo avete esitato? La convinzione è forte, tanto che senza pensarci due volte Luca contatta in chat Telefono Azzurro.

Luca ha 12 anni, fa la seconda media come migliaia di altri ragazzi, e ha in classe un compagno di nome Riccardo che se la vede brutta ogni giorno; lo hanno preso di mira alcuni compagni e per Riccardo sono sempre umiliazioni e offese, senza tregua, in ogni momento e occasione. A Luca dispiace per Riccardo, sapete quel senso di rabbia per le ingiustizie che ci capitano davanti agli occhi? Ma non è facile intervenire: che fai, il supereroe che si mette in mezzo? Ci vuole un coraggio enorme. Oppure hai paura di passare per lo sfigato, se aiuti lo sfigato. Però, guardando la chat di Telefono Azzurro, a Luca viene un’idea. In fondo nelle chat non è richiesta un’azione di persona, puoi agire dalla tua stanza. E allora, decide di simulare di essere lui stesso la vittima di bullismo. E scrive:

 

richy: ciao sono Riccardo e vorrei parlare di quello che mi succede a scuola… Penso che sia bullismo ma non ne sono sicuro…

telefonoazzurro: ciao Riccardo hai fatto molto bene a scriverci. Questo è uno spazio proprio per i ragazzi che come te sentono il bisogno di confrontarsi…Ti ascolto…

richy: succede a scuola, in classe, in palestra… sono stanco di essere preso di mira

 

Forse perché protetto dall’anonimato, forse perché mentre scrive si lascia andare ai ricordi e alla sofferenza, Luca diventa un fiume in piena, dal suo racconto traspare tutta la sfiducia e la frustrazione per quello che ha visto. Ha voglia di parlare, Luca, e si rende conto che mentre scrive si sente anche meglio, più leggero. Anzi, è come se descrivendo dettagliatamente le angherie subite sembra esserne stato lui la vittima, e non il compagno. Il dolore, capisce, nasce prima di tutto dall’immedesimazione.

 

richy: mi dicono che sono un perdente che faccio perdere sempre la squadra dove sono io per esempio nei giochi o nelle partite che si fanno nell’ora di educazione fisica… mi fischiano, mi dicono che non valgo niente, sono sempre l’ultimo ad essere scelto quando si formano le squadre, sono stanco e mi sento triste

telefonoazzurro: Riccardo sei stato molto bravo a decidere di raccontare a qualcuno quello che ti accade e come ti senti; e quello che stai facendo è il primo passo per risolvere la situazione

richy: Una volta Nicolò e gli altri mi avevano preso lo zaino, lo avevano riempito con i rifiuti del cestino e mi avevano fatto una foto per poi farla girare sul gruppo wapp della classe…un mio compagno mi aveva detto che volevano scrivere “i rifiuti”… Per fortuna la professoressa si è accorta ed è intervenuta…

 

L’operatrice di Telefono Azzurro capisce che è ben più grave di uno sfogo, e allora chiede dolcemente se i genitori e gli insegnanti di Luca sono informati della situazione che lui sta vivendo. Sì, certo, risponde Luca, ma mente, perché lui non sa se e cosa sanno i genitori di Riccardo. Però i prof lo sanno, questo può dirlo perché lo vede in classe che quando possono i prof cercano di stoppare i bulli. Ma il loro intervento non risolve granché, perché i bulli, dopo svariati richiami e note sul registro, smettono soltanto per un periodo di dargli fastidio ed ogni occasione poi sembra buona per ricominciare a prenderlo in giro:

 

richy: non sono un super sportivo, questo lo so, ma non solo nell’ora di educazione fisica mi deridono… Quando ho cambiato gli occhiali mi hanno detto che erano da povero, in inglese un’altra volta ho fatto un errore di pronuncia e loro giù a ridere… L’intervallo è diventato un incubo… dalla merenda che puntualmente sparisce alle pagine dei libri che mi vengono strappate

 

L’operatrice di Telefono Azzurro fa i complimenti a Luca per la sua maturità e perché ha avuto il coraggio di rompere il silenzio. Gli propone di prendere contatto con la Scuola. Luca si allarma: perché? Perché così si possono organizzare delle attività in classe, gli spiega la psicologa, e lo scopo è di favorire la sensibilità, l’empatia di tutti i compagni, cioè la capacità di immedesimarsi nelle emozioni altrui e capire così quanta sofferenza si può infliggere con comportamenti così pesanti. Capire che la tolleranza, il rispetto, la collaborazione sono valori da apprendere e coltivare perché in classe tutti devono stare bene. Sarebbe bello, pensa Luca, che accetta la proposta di aiuto, ma poi si intimorisce perché pensa: ma se scoprono che io non sono la vittima? Se vengono in classe e indagano e capiscono che mi sono finto Riccardo? Allora comincia a esprimere qualche timore:

 

richy: ho paura che pensino ancora di più che io sia un debole e che non sono capace di gestire da solo questo problema… non voglio che la mia classe sappia che sono stato io a chiedere aiuto a Telefono Azzurro… vorrei rimanere anonimo

telefonoazzurro: posso capire Riccardo che tu ti possa sentire spaventato e preoccupato per le conseguenze di questa tua richiesta di aiuto. Telefono Azzurro fa in modo che i ragazzi si possano sentire accolti e sicuri e non è certo nostra intenzione creare loro ulteriori problemi o difficoltà; noi informeremo della situazione solo la Dirigente Scolastica e insieme a lei troveremo il modo di risolvere la situazione, proteggendoti.

 

No, la Dirigente no, pensa Luca! Voleva fare una buona cosa e adesso rischia di sfuggirgli di mano. Ma del resto, si dice, qualcosa bisogna fare, se gli esperti di Telefono vengono e studiano un modo per risolvere il problema sarebbe splendido. Riccardo non soffrirebbe più ogni giorno… e lui, Luca, lui alla fine si sentirebbe bene. In fondo non era questo che voleva dall’inizio? Aiutare Riccardo? Appunto, è Riccardo che bisogna aiutare, questo inganno rischia di trasformarsi in un boomerang. Rassicurato dall’operatrice che accoglie la sua richiesta di anonimato, sente quindi di poter uscire allo scoperto e rivelare la propria vera identità.

 

richy: Devo dire la verità… non sono Riccardo ma un suo compagno, Luca… mi dispiace di averti mentito ma avevo paura… volevo aiutarlo ma non ne ho avuto mai il coraggio perché temevo di essere preso di mira anch’io… ma io non posso più sopportare neppure per un giorno di andare a scuola e di vedere le umiliazioni e le prese in giro che Riccardo subisce… non ho più il coraggio di guardarlo negli occhi… per questo ho pensato di chiedere aiuto a Telefono Azzurro.

 

Bravo Luca: richiedere un aiuto per il compagno è espressione di sincera amicizia nei suoi confronti. L’operatrice di Telefono Azzurro valorizza il coraggio di Luca, e lui adesso si sente più sereno… e anche un po’ orgoglioso, perché… dài l’abbiamo provata tutti quella sensazione di fierezza quando sappiamo di aver fatto la cosa giusta.

Poi le cose vanno per il verso giusto. Telefono Azzurro contatta la Dirigente Scolastica della Scuola e la informa della richiesta di aiuto di Luca. La Dirigente, i prof, sanno della situazione segnalata, anzi dicono che del comportamento dei bulli ne sta risentendo tutta la classe. Molto la Scuola ha già fatto ma non è sufficiente. Allora gli specialisti di Telefono Azzurro con la Dirigente e i prof organizzano delle attività per sensibilizzare la classe rispetto al bullismo, ma anche per seguire dopo gli sviluppi. Luca lo capisce perché un giorno in classe fanno una specie di gioco di ruolo: prima i prof fanno vedere un video e fanno leggere una storia di bulli, poi tutti i compagni vengono suddivisi in tre gruppi, e al loro interno ognuno gioca un ruolo diverso (bullo, vittima e osservatori). Luca nota anche che ai bulli viene assegnata la “parte” delle vittime, e capisce che i prof lo hanno fatto apposta. Poi tutti dovranno descrivere ai compagni le emozioni e i comportamenti di ciascun ruolo e proporre strategie efficaci per risolvere la situazione. È così che chi ha sempre fatto le angherie comincia a capire come ci si sente a subirle. Certo, Nicolò e gli altri spacconi non diventano di botto degli agnellini, ma non hanno più nulla da ridere, e con l’aiuto dei prof tutti possono parlarsi per la prima volta apertamente, riflettere sul fatto che c’è un problema.

Quello che Luca non sa è che gli esperti di Telefono Azzurro e i docenti si sono messi d’accordo per prestare molta attenzione ai comportamenti aggressivi e arroganti di alcuni compagni, e magari di far parlare questi ragazzi con uno specialista che li aiuti a capirsi, cioè a ragionare da dove viene la loro rabbia, la voglia di fare dispetti e umiliare i compagni. Insomma qualcuno che sappia ascoltare, fare le domande giuste e dire le cose giuste…

Dopo qualche settimana Luca riscrive alla chat: la situazione in classe è migliorata grazie ad alcune attività proposte dagli insegnanti. Uno dei “bulli” ha persino chiesto scusa a Riccardo e sembra che il gruppetto dei prepotenti stia perdendo forza. Luca confessa all’operatrice di Telefono Azzurro di non aver ancora avuto il coraggio di rivelare a Riccardo di essere stato lui a chiamare Telefono Azzurro ma afferma di sentirsi molto fiero di se stesso. Non ha importanza. Gli amici possono avere anche qualche piccolo segreto, se a fin di bene. La cosa importante è che Luca ha fatto suo l’hastag #ionostozitto. E questa cosa lo riempie di orgoglio.