Condoglianze Vivissime

di Redazione Smemoranda

Storie di Smemo

13/02/2008 Condoglianze Vivissime di Giovanna Donini Mi sento bene. Respiro, amo, rido. Vivo. Entro in un bar fuori città a bere un caffè, ascolto una signora che parla con disinvoltura delle sue tette rifatte. Mi sento bene. Forse, più di lei che dice che avrebbe dovuto mettere in conto la manuntezione perchè costa. Offro un caffè ad una ragazza bionda e mora che mi sorride. E’ bionda e mora, nel senso che ha un colore di capelli che non si capisce. Ed è più forte di me continuo a guardare i suoi capelli e lei se ne accorge e mi chiede che c’è e allora rispondo: “che razza di colore è?”. Mi sento. So di buono. So di buono perchè uso un sapone che presto toglieranno dal mercato perchè non è famoso, non è un marchio pubblicizzato e allora nessuno sa che quel sapone è molto meglio di quelli osannati dalla pubblicità. Da giorni non mi faccio la barba, ma non per disinteresse piuttosto perchè voglio vedere come mi sta leggermente incolta. Dicono che l’uomo trasandato sia più sexy e voglio provare. Ho voglia di dire la mia politicamente parlando. Vedo tutti questi politici invitati in tv e sui giornali e ho voglia di dire la mia anch’io cme fanno loro. Chi balbetta, chi si confonde, chi mente, chi sbadiglia e chi fa sbadigliare, chi ruba e cntinua a cambiare. Io ho voglia di dire la mia non mi basta più andare a votare. Credo che stasera inviterò a cena una ragazza che ho conosciuto sul tram. Mi ha lasciato il numero e si è fatta viva subito. Sono vivo. Vivo anch’io. Torno in città. Adoro la mia città. Amo la mia città. Attraverso la strada il parrucchiere sotto casa mi saluta apparentemente eccitato. Si tocca. Entro dal panettiere che mi guarda e cambia colore diventa bianco come il latte e si fa il segno della croce, non ha voce. Incontro il pazzo del quartiere che mi grida: “Bello ieri il tuo funerale!” E gli rispondo, o meglio lo assecondo: “c’era tanta gente oppure eri solo?”. Incrocio per caso la mia ex che fa fnta di non vedermi come al solito, poi mi avvicino e le chiedo come sta e lei davanti a me chiama il suo amico psicologo: “Dottore non mi sento per niente bene posso venire da lei?”. Poi compro il giornale e c’è scritto che ieri mi hanno fatto il funerale. Sono morto. Ma sono vivo. Mi hanno tolto dal mercato come il sapone che uso. e come il sapone scivolo. La notizia Piotr Kucy è morto. O almeno, è quanto continua a spiegargli la burocrazia polacca, sebbene lui si senta in ottima forma. Kucy era stato riconosciuto come l’uomo affogato in agosto nelle vicinanze della città di Polkowice, nel sud della Polonia, ma lui in realtà era semplicemente fuori città da qualche tempo. Solo quando è rientrato in città alcuni giorni dopo il suo funerale, ci si è accorti dello scambio di persona. Ma da quel giorno, Piotr Kucy è in lotta con la burocrazia polacca che insiste nello spiegarli che lui è deceduto, nonostante si sia più volte presentato di fronte agli impiegati governativi in carne ed ossa.La situazione comporta non poche difficoltà per l’uomo, che se da un lato non deve più pagare le tasse, dall’altro non può neppure essere assunto per un lavoro, e neppure curato in ospedale dal servizio sanitario. (Yahoo! News)