Consigli ad un giovane cineasta

di L'Alligatore

Recensioni
Consigli ad un giovane cineasta

Pietro Reggiani è il regista di L’Estate Di Mio Fratello, film da lui stesso scritto e prodotto in coppia con Antonio Ciano per la loro Nuvola Film. L’Estate Di Mio Fratello è un film delicato, con dei bambini tra i protagonisti principali, con degli scenari inediti per il cinema di casa nostra molto apprezzati nei diversi festival dove è stato ospitato. Tra questi il Tribeca Film Festival di New York (il festival di Robert De Niro), il Festival Du Monde di Montreal, il Bergamo Film Festival e una sfilza di altre manifestazioni dove è stato accolto ricevendo premi, attestati di stima e simpatia.

Nonostante tutto questo, il film del regista veronese non aveva una distribuzione, cioè faticava ad uscire in sala. Allora ci ha pensato l’Associazione Culturale SelfCinema, gruppo di cinefili che per favorire la libera circolazione di pellicole bloccate dal mercato hanno avuto un’idea meravigliosa: adottare e far adottare un film. Ciò significa prendere una pellicola meritevole di uscire nelle sale però fermata dal sistema distributivo, promuoverla e farla conoscere ad un gruppo iniziale di persone. Queste prenotano il biglietto assicurando agli esercenti un incasso adeguato. Il film esce così in contemporanea nelle maggiori città italiane come doveva succedere fin dall’inizio.
L’Estate Di Mio Fratello è il primo lungometraggio ad uscire così con SelfCinema. Per questo mi è sembrato il caso di fare due chiacchiere tramite posta elettronica con Pietro Reggiani, contattato grazie all’aiuto dell’associazione cinefila. Questi sono i suoi consigli a dei giovani cineasti riguardo…

– Scrivere un film

Come nasce un tuo film? L’Estate Di Mio Fratello è ambientato nella tua città nei primi Anni Settanta. Nella scrittura ti sei fatto prendere dai ricordi? Quanto c’è di autobiografico?
Mah, avevo in mente una storia di senso di colpa, di rapporto odio-amore verso un fratellino che non nascerà. Su una successione di eventi abbastanza incalzante mi sono poi permesso di andare a prendere ricordi e sensazioni della mia infanzia – tra l’altro di figlio unico che passava le estati in campagna con i genitori – cercando comunque di tenere sempre un tono comico, leggero. All’inizio immaginavo che la storia sarebbe stata raccontata dal bambino diventato adulto a una ragazza, innamorata di lui e via via delusa dal suo racconto, ma poi mi è sembrata una storia troppo forzata, ed è stato un guaio, perché nel frattempo avevamo già girato l’infanzia, per giunta con un finale aperto, sospeso. Ho allora immaginato un finale alternativo dietro l’altro, mentre le stagioni passavano, e alla fine il trascorrere stesso del tempo – cinque anni! – ha portato all’occasione giusta: girare un momento dell’adolescenza dei protagonisti, con gli stessi bambini diventati ragazzi. Se c’è un insegnamento che ho potuto apprendere, in tutto questo, è di non essere così spaventato dal confronto: se avessi discusso seriamente sulla sceneggiatura prima delle riprese, senza temere che i difetti si portassero via anche le cose buone, forse avrei trovato una soluzione a priori e non, così faticosamente, a posteriori. E’ anche vero, però, che i treni della vita certe volte passano rapidi, e avevo terminato la sceneggiatura a fine luglio: rivederla significava rimandare le riprese estive di un anno, e chissà se l’anno successivo tutti i tasselli produttivi sarebbero rimasti al loro posto…

– La politica

Bush jr passerà alla storia, oltre che per le sue vergognose guerre, anche per aver ispirato un sacco di buoni cineasti: dal grande e grosso Micheal Moore al bel George Clooney, solo per citare i primi che mi vengono in mente. C’è un modo diretto di parlare di politica, uno più sottile, oppure si può ignorarla del tutto. Tu, che tra l’altro hai girato un’intervista a Daniele Lucchetti, regista sotto alcuni aspetti “politico”, come ti poni con l’argomento? Come porsi da giovani cineasti di fronte ad essa?
Mah, per mia formazione sono sempre stato una persona molto astratta, pieno di passioni politiche ma tutte sulla carta, abbastanza moraliste, per la verità. Assecondare questo approccio non è positivo, perché il rischio è di non capire quello che succede davvero, di creare stucchevoli parabole e non storie. Cerco così di partire da quello che conosco, e di farmi guidare dal processo creativo, evitando giudizi affrettati. Naturalmente, per chi invece dovesse partire da una tendenza opposta, all’eccessiva esperienzialità, al proprio mondo ingigantito e tanto tanto presente, il rischio è quello di raccontare qualcosa di intimo ma impreciso, inesatto, apologetico – in questo caso il consiglio è quello di relativizzare il proprio punto di vista, di sforzarsi di vedersi come una parte del mondo, che è grande e inconoscibile nella sua complessità: sicuramente se ne acquista in divertimento e ironia.

– Festival

Com’è stato accolto il film ai vari festival dove è stato visionato vincendo pure parecchi premi? Hai qualche ricordo particolare? Com’è possibile ottenere tutti questi riconoscimenti e attestati di stima e non avere una distribuzione regolare? Con tutte le schifezze che si vedono in giro…
L’accoglienza migliore è stata quella del primo festival, quello di Bergamo. Era la prima volta che il film veniva visto da un pubblico, e la visione era stata preceduta da una serie infinita di discussioni tra me e il coproduttore, Antonio Ciano, che dopo le mancate selezioni di Venezia, Locarno e Torino insisteva sull’opportunità di rivedere radicalmente il progetto. L’insicurezza era grande e invece la risposta del pubblico fu calorosissima, persino eccessiva, commovente, forse perché anche gli spettatori sapevano di trovarsi di fronte a qualcosa che concludeva un percorso, con i ragazzi cresciuti che erano saliti con me sul palco a presentare il film. Viceversa, ero troppo teso, troppo sopraffatto dall’importanza dell’evento, per godermi l’annuncio di De Niro che il film aveva preso la menzione speciale al Tribeca di New York. Devo dire che il fatto che questi festival non volessero dire poi molto per la distribuzione italiana lo avevamo già scoperto il mese prima, quando vinta Bergamo e selezionati al Tribeca avevamo organizzato una proiezione per i distributori, invitandoli tutti: siamo rimasti ad aspettare invano, non è venuto nessuno… Un film deve portare soldi, e noi non avevamo finanziamenti, oppure la prospettiva di incassare bene, e noi obiettivamente non l’avevamo, oppure deve rientrare in una logica di appartenenza, di scambio, e noi non eravamo nessuno.

– Modelli

Wim Wenders diceva di essere stato salvato dal rock, Truffaut dal cinema, e tu? Quali sono i tuoi maestri, le tue influenze più forti?
Mah, come ti dicevo il mio rischio è sempre stato quello di essere troppo astratto, isolato: da questo punto di vista, la salvezza – al limite – è stata la terapia. Nel rapporto con le arti, il mio rischio è costantemente quello di esserne risucchiato in una dimensione astratta, quindi per paradosso mi devo sforzare di guardare più agli esseri umani che ai personaggi, alle opere. Dopodiché, ho adorato Chaplin e Woody Allen e li avrei imitati volentieri, anche se il loro cinema si fonda anche su loro stessi come attori. In verità bisogna accontentarsi di quello che si è, e certe volte è perfino un sollievo.

– Lontani dal centro

Tu sei nato nella città di Giulietta e Romeo, ma per lavorare sei dovuto emigrare nella città del cinema, Roma, ritornando a Verona per L’Estate Di Mio Fratello. Pensi che questa lontananza dal centro abbia nuociuto alla distribuzione della pellicola? È difficile girare lontano dai soliti scenari consolidati? Lo ritornerai a fare?
Mah, la scommessa di girare a Verona era anche la scommessa di girare senza attori famosi, anzi con i bambini come protagonisti, quindi ne L’estate si sommano davvero molte particolarità. Credo però che ogni storia abbia le proprie esigenze, e naturalmente non sempre si possono difendere del tutto dai condizionamenti esterni. Vedremo cosa succederà sceneggiatura – del prossimo film- alla mano.

– SelfCinema

Com’è avvenuto l’incontro con SelfCinema? Com’è stato accolto il film in queste proiezioni con il biglietto prenotato? Eri spesso presente in sala, se non sbaglio. Proseguirai in questa esperienza distributiva?
Beh, i fondatori di SelfCinema li conosco tutti, sono degli amici miei e del coproduttore, Antonio Ciano, appassionati cinefili che saputa della possibilità di distribuire un film prevendendo i biglietti (ad onor del vero, il nostro amico Vittorio Moroni è stato il primo a battere questa strada per distribuire i suoi film con la Myself) hanno costituito un’associazione e si sono buttati nell’impresa. Da questo punto di vista, faccio ancora fatica a credere che il film che ho fatto è oggetto di tanta passione. Vado a molte proiezioni, è vero, anche se ogni volta non è che abbia chiaro cosa fare. D’altra parte, il film parla di sentimenti intimi e ovviamente è difficile parlare di sentimenti intimi in assoluto, figuriamoci con gli spettatori che hai conosciuto lì per lì. Però sono contento quando sento che il film è piaciuto, magari molto, con gli spettatori che sono entrati in quel flusso di emozioni che in effetti emoziona anche me.

– Internet

La Rete delle Reti è un buono strumento per farsi conoscere. Come utilizzarla al meglio? Come la utilizzi tu? Può essere un buono strumento per trovare risorse per dei giovani cineasti? Per semplificare il lavoro di pre e post produzione?
Qui ti confesso di essere impratico di Rete. La abbiamo usata per prevendere online i biglietti, ma ci devono essere ancora parecchie diffidenze e remore, perché abbiamo venduti pochi tagliandi, in confronto a quelli distribuiti con il passaparola o nei punti vendita “reali” – per lo più librerie. E il nostro webmaster ha messo trailer e scene su YouTube. E abbiamo cercato di coinvolgere il più possibile i siti di cinema, che già di loro sono molto contenti di favorire iniziative “dal basso”. Ma per ipotesi più impegnative, come distribuzione online e ricerca di finanziamenti online, ancora non ci abbiamo davvero provato. Vi faremo sapere…

– Progetti futuri

Quali sono i progetti futuri di Pietro Reggiani?
Sto scrivendo una commedia fantastica, nel senso di una commedia con elementi di fantasia, e un’altra la sto portando in giro a produttori. Non è un genere facile, in Italia, purtroppo a me viene spontaneo. Anche qui, vi faremo sapere…

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