Che fine hanno fatto le “scuole sentinella”?

di Valerio Fiormonte

Scuola

Negli scorsi mesi era stato lanciato un piano per aiutare il monitoraggio della circolazione del virus Covid-19 sia nelle scuole primarie che alle scuole medie.
Il piano prevedeva di testare per sessioni ogni tot di tempo 50mila studenti.
Il nome del progetto era “Piano Scuole Sentinella” e, a quanto si apprende, si sta lentamente avviando alla sua conclusione non essendo riuscite Regioni e scuole a metterlo in pratica.
Il mese scorso, infatti, hanno potuto partecipare al piano solamente 8 Regioni sulle 21 del nostro Paese (parliamo del 38% della popolazione scolastica): Calabria, Liguria, Valle d’Aosta, Trento e Bolzano, Toscana, Abruzzo e Friuli Venezia Giulia.
Il motivo principale, facilmente intuibile, è da ricollegare ad un aumento del numero dei contagi esponenziale, che ha fatto diventare praticamente impossibile un monitoraggio costante; oltre a ciò, raggiungere il numero di 50mila studenti testati si è rivelato più complicato del previsto: nell’ultima sessione, infatti, si è riusciti a testare poco meno di 40mila studenti.
Per questo motivo alcune delle Regioni che avevano provato a partecipare, tra cui Marche, Veneto, Emilia Romagna e Liguria, hanno dovuto comunicare la loro scelta di sospendere il monitoraggio e ritirarsi dal piano.

Scuola e Covid: le proteste delle materne

Stando a quanto riportato nei giorni scorsi dai dati forniti dal Ministero dell’Istruzione, nelle scuole dell’infanzia si vive il maggior disagio a causa dei contagi.
Facendo un confronto con le scuole superiori, basti pensare che in quest’ultime il tasso di classi in Didattica a Distanza (DAD) è dell’11%, contro il 16% delle scuole materne.
Perché il tasso di contagi è più alto nelle scuole dell’infanzia?
Semplicemente per le regole che sono state applicate: i bambini sotto i 5 anni, infatti, non indossano la mascherina e non sono vaccinati, oltre al fatto che il distanziamento è estremamente complicato da attuare.
A farne le spese, oltre ai bambini, sono anche le loro famiglie e gli insegnanti.
Gli insegnanti, pertanto, ultimamente si stanno facendo sentire per denunciare questa situazione: paura di contagiare i propri famigliari, rabbia e delusione per la gestione della situazione pandemica, il sentirsi lasciati soli a gestire tutto quanto.
Quello che chiedono quindi gli insegnanti non è la chiusura delle scuole materne, ma semplicemente il ripristino di “bolle” di controllo, quali ad esempio un tot massimo di bambini per volta in aula, più mascherine e più test.