Creed Nato per combattere

di Michele R. Serra

Recensioni
Creed – Nato per combattere

Si dice che i nomi abbiano un potere. E che essere figli-di-qualcuno renda la vita più facile, ma anche più difficile. Ok, si tratta di pura banalità, lo so. Ma queste sono le due tesi intorno a cui ruota Creed – Nato per combattere. Che poi non è altro se non Rocky VII con un altro titolo.

Il nuovo Rocky – cioè, il nuovo pugile protagonista della serie pugilistica più famosa della storia del cinema americano – è molto diverso da Sylvester Stallone, soprattutto perché è nero. L’attore che lo interpreta si chiama Michael B. Jordan, giovane star la cui carriera fino adesso è stata legata a quella di un altrettanto giovane regista, Josh Trank, che l’ha voluto prima in Chronicle e poi nello spernacchiatissimo Fantastic Four. Comunque, insomma, al di là dei risultati, quella di Michael B. Jordan è una carriera senza dubbio sfolgorante, e dopo questo ruolo sicuramente lo vedremo sempre più spesso sullo schermo… Ma a proposito di nomi: una delle cose più divertenti di Creed è che abbiamo un attore protagonista che si chiama Michael (B.) Jordan, che viene vestito per tutto il film con il marchio del suo omonimo Michael Jordan, l’altro. Quello che giocava a basket, e che forse avete sentito nominare. Credo.

Voi direte: ma chi se ne frega, di che marca sono i vestiti che porta il protagonista. Un film come Creed ha ben altre motivazioni di esistere.

Ehm.

In realtà, non sono così sicuro che questo film abbia altre motivazioni, se non quello che gli americani chiamano product placement, cioè la pubblicità nascosta dentro i film. Vi basti sapere che ci sono alcuni marchi, tutti di proprietà della stessa azienda americana, leader nel settore dell’abbigliamento e delle scarpe sportive, che ci sfilano davanti agli occhi praticamente tutto il tempo, in ogni singola inquadratura. E anche il modo in cui è girato il film in più di una occasione ricorda molto da vicino il linguaggio degli spot pubblicitari. Che poi è molto cool, non dico di no.

Personalmente non coltivo alcun distacco dalla vita materiale, almeno non credo: mi piacciono le scarpe e i vestiti. Ma quando vado al cinema mi piace pensare che questi elementi siano inseriti dentro la storia, non che la storia sia costruita intorno a una serie di scene in cui si mostrano i succitati vestiti. Dentro Creed non sembra ci sia molto di più.