Cry Macho: chi ha ordinato un vecchio cowboy?

di Redazione Smemoranda

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Nel 1988 Clint Eastwood ha pensato per la prima volta di portare sullo schermo Cry Macho, un romanzo abbastanza sconosciuto dello scrittore Richard Nash. Però ai tempi Clint aveva solo (ehm) 58 anni e non si sentiva abbastanza anziano per interpretare il protagonista ultrasettantenne. Quindi disse qualcosa tipo: “No, dai, invece di questo film, ne faccio un altro dell’Ispettore Callaghan, che mi diverto di più”. Così, ha girato Scommessa con la morte.

Nei trentatre anni successivi, Cry Macho è rimasto uno dei tanti racconti sospesi nel limbo hollywoodiano, quelli che potrebbero diventare un film, ma non lo diventano. A un certo punto si vociferava perfino di un adattamento con protagonista Arnold Schwarzenegger, o almeno così scrivevano le riviste americane a inizio anni Dieci. E invece, alla fine è stato proprio Clint Eastwood a portarlo sullo schermo, lui, a novantun anni. Richard Nash invece non ha fatto in tempo a vedere il suo romanzo trasformato in film, ma insomma avrebbe dovuto aspettare di compierne tipo centodieci, era un po’ impossibile. Sono i tempi delle produzioni hollywoodiane: mica sempre ti danno soddisfazione.

Il ritorno del cowboy

Comunque adesso Cry Macho c’è: è la storia di un cowboy agée (si dice?), che poi è effettivemente Clint Eastwood e ha tutte le caratteristiche che siamo abituati ad associare a Clint Eastwood – lui che non sappiamo più se è una persona o un personaggio, no? È un vecchio brontolone, un tipo completamente fuori dal tempo (anche se per fortuna il film è ambientato negli anni Settanta e quindi non c’è il problema della tecnologia, almeno quello). Nonostante il suo scarso savoir faire Clint, o meglio il suo personaggio, il vecchio Mike, sa ancora far girare la testa alle ragazze. Cioè, ragazze. Signore, più che altro.

La morale: contro i maschi alfa

La storia di Cry Macho: Mike/Clint va in Messico a recuperare un ragazzino per riportarlo al padre in Texas. Ma non è davvero importante. Come non è davvero importante il fatto che nel film Clint Eastwood abbia davvero cavalcato qualche cavallo, almeno nelle scene più tranquille, e abbia perfino tirato un vero pugno al cattivo di turno, come ai bei tempi (e ricordiamo tra l’altro che nei western di Sergio Leone, quando aveva trent’anni, mica era lui che cavalcava davvero). L’importante è che tutto il film – semplicissimo, senza vera azione, senza grande tensione – serve solo a metterlo in condizione di dire una frase, e cioè che tutto questa storia del macho è effettivamente sopravvalutata. Che il maschio alfa è sopravvalutato. Che tutti i cavalieri pallidi, gli Harry Callaghan dei film e dei romanzi, alla fine non sono poi questo granché, e che della vita non hanno capito niente. Fine.

Ecco perché Cry Macho è l’unico vero film di Natale di cui abbiamo bisogno.