Da vedere: La la land

di Michele R. Serra

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Da vedere: La la land

Il film più celebrato di questo primo scorcio del 2017. Il film dell’anno, quello destinato dritto dritto alla storia del cinema. Un film che parla di cinema, e lo fa con il linguaggio della Hollywood di una volta, quella dell’epoca d’oro del musical. Un’epoca fatta di attori belli che recitavano, cantavano e ballavano e sorridevano. Ed erano bravissimi a fare tutte queste cose insieme.

I protagonisti di La La Land, Ryan Gosling ed Emma Stone, invece non sono bravissimi né a cantare né e ballare. Come attori ci sanno fare eccome, e sono anche piuttosto belli. Però riguardo al cantare e ballare sono, diciamo, perfettibili. Perché quelle non sono cose che si imparano dal nulla, neanche con quei corsi super-intensivi che fanno a Hollywood. Infatti quando spuntano le voci di veri cantanti, tipo John Legend, la differenza si sente.

Intendiamoci, La la land è un signor film. Continua a battere sul tasto preferito del regista Damien Chazelle, cioè il jazz. Nel suo precedente Whiplash, il tema era tipo, jazz e masochismo. Qui andiamo un po’ meglio: jazz e amore romantico. Intorno si muove un film che non può non piacere, perché è piacevolmente confezionato. 

Però serve una certa convinzione, per goderselo. Una certa convinzione che la nostalgia sia quello che fa girare il mondo. Che, teorizzato da un regista che è nato nel 1985 come Chazelle, fa anche un po’ strano.

La nostalgia è un virus che corre lungo La La Land. È un nostalgico il protagonista Ryan Gosling, che vorrebbe un mondo in cui i ragazzi ascoltano Thelonious Monk invece di Bruno Mars. È nostalgica la messa in scena, con i numeri musicali che citano espressamente grandi classici come Cantando sotto la pioggia o New york, New york. È nostalgico il romanticismo. Vabbè, insomma, avete capito.

Il punto è che negli ultimi anni la nostalgia è stata al centro di tanti discorsi culturali, di tanta moda. Siamo sempre alla ricerca di qualcosa di storico, di qualcosa che sia autentico. Però la verità è che le cose autentiche non si possono riprodurre. Perché sono autentiche. Quelle che possiamo costruire oggi sono riproduzioni. Magari ben fatte, ma sempre riproduzioni rimangono. Niente di male, eh. L’importante è saperlo. E guardare avanti.

La la land non è del tutto nostalgico nella forma, perché poi, a ben guardare, spesso diverge dal canone classico. Fosse anche solo perché è un musical dove si canta poco e si recita molto: una differenza mica da ridere. Però rimane, più che un capolavoro cinematografico, una riflessione intorno a uno dei temi più importanti della nostra epoca. E il giusto trampolino di lancio per un genio del cinema trentenne che ci regalerà capolavori veri, ne siamo certi, nei prossimi anni.