Daniele Cassioli, il vento contro i bulli

di Salvatore Vitellino

Sbullizzati - Storie di Smemo
Daniele Cassioli, il vento contro i bulli

La sua specialità è lo sci nautico, e nel suo campo ha vinto più di chiunque altro: 22 titoli mondiali, 25 europei e 35 italiani. Lui è Daniele Cassioli, ed è cieco dalla nascita. Nel suo caso la definizione di “diversamente abile” va presa all’ennesima potenza. Ha guidato un’auto in pista, girato il mondo, suona il piano e la chitarra, si è laureato ed esercita come fisioterapista. E adesso ha pure scritto un libro, Il vento contro, che è uscito per De Agostini il 9 ottobre.
Daniele ha saputo superare il suo limite fisico trasformandolo in un modo diverso di vedere il mondo. Quindi oggi parleremo con lui di bullismo in modo diverso.

Smemoranda: Nel libro racconti che alle elementari un compagno ti ha offeso proprio sulla tua cecità, e tu hai reagito con rabbia: picchiandolo. Ora, a parte il fatto che ovviamente non bisogna reagire così… il punto è che a volte i bulli si accaniscono con i compagni più fragili, perfino se hanno disabilità. È davvero così diffuso il bullismo anche sui più indifesi, nella tua esperienza?

Daniele Cassioli: Intanto ciao, ragazzi! È un piacere essere con voi! Dunque: Purtroppo se ne sentono di tutti i colori e spesso chi ci appare un po’ diverso, più debole – diciamolo: sfigato – diventa più facilmente bersaglio del bullismo. Si prende di mira quello che ci appare fragile, quello che incassa senza rispondere, a prescindere dal suo aspetto e dalle sue disabilità; chi appare indifeso, appunto.
Ma in realtà l’indifeso chi è? Tutti noi possiamo diventarlo, nel momento in cui la visione che abbiamo di noi stessi non ci soddisfa veramente. Secondo il mio punto di vista è proprio da quelle nostre frustrazioni interiori che nasce la voglia di offendere l’altro o di sentirci toccati dai comportamenti degli altri. Su questo aspetto è davvero importante lavorare. Ci stiamo abituando troppo spesso a individuare nell’altro la colpa dei nostri fallimenti, ma il primo motore delle cose che ci accadono siamo noi stessi.
A me è successo parecchie volte di essere preso in giro: in effetti se sei cieco, rispetto a chi vede, sei palesemente meno fortunato, almeno sulla carta. Il bello della vita però è che uno può mettere in campo le proprie qualità sempre e comunque, anche quando gli altri in noi non le vedono. Penso ad esempio al libro: non è roba da tutti i giorni scrivere un romanzo, eppure nonostante i miei “difetti di fabbrica” sono riuscito a scriverlo… Ma tornando al pugno di cui parlavi, e che racconto nel libro: adesso che Il Vento Contro è nelle mie mani penso che se avessi continuato a dare pugni a destra e a manca non avrei avuto il tempo per realizzare questo sogno. Per questo sono arrivato alla conclusione che reagire ai bulli è una grande perdita di tempo.

Disabilità o meno, quando hai 12 o 13 anni e ti trovi bersaglio di un gruppo di tuoi compagni che ti escludono, ti deridono, ti fanno sentire fuori posto e non accettato, ci vuole molto coraggio e forza di volontà per non crollare. Quanto a forza di volontà tu ne hai da vendere. Se però sei solo, dove lo trovi il coraggio?

La vita è lunga, sapete? Quelle persone che ai tempi mi prendevano in giro ora sono molto più sfigate di me, ve l’assicuro! Certo che nel momento in cui qualcuno ci ferisce, con le parole o con le mani, ci sembra che il mondo ci crolli addosso, tutto intero! Io però mi sono sempre aggrappato alle passioni per superare i momenti più bui della vita: lo sport e la musica. Per questo mi sento di dire a tutti voi di rifugiarvi nelle cose che vi piace fare, e se non ne avete cercate di costruirle, perché sono le passioni che ci fanno essere vivi. Un’altra cosa che mi sento di consigliare è di parlarne! Con gli insegnanti, con i genitori, con chi vi pare… ma denunciate queste cose, perché l’arma più importante dei bulli è proprio il silenzio di chi prendono di mira.
Spesso ho pensato di risolvere tutto da me o, peggio ancora, far passare il tempo senza fare nulla con la speranza che le cose, prima o poi, si sarebbero sistemate da sole. Questo non può accadere: le situazioni, se le lasci andare come capita, non si sistemano e spesso finiscono per incasinarci la vita ancora di più.
Se credete di essere soli urlate, se vi sentite abbandonati urlate ancora più forte, fino al punto in cui qualcuno ascolti la vostra voce. Ci sono tante persone intorno a noi che ci vogliono bene, basta cercarle e le vedrete! … Che detto da un cieco non fa una piega, no?!

Lo sport ti ha aiutato moltissimo, possiamo dire che ti ha reso la persona che sei oggi. Perché ti dà disciplina, ti abitua alla sofferenza, e ti dà più fiducia in te stesso. A te cosa ha dato? E come pensi che possa aiutare chi viene bullizzato?

Senza sport, soprattutto da ragazzo, ero un povero cieco, un handicappato che ogni tanto faceva qualche considerazione sensata. Lo sport mi ha permesso di avere un fisico decente (che non guasta, ve l’assicuro), mi ha insegnato che per raggiungere un obiettivo è indispensabile allenarsi. Un po’ come a scuola: per prendere un bel voto bisogna studiare, c’è poco da fare! Un altro regalo gigante che mi ha fatto lo sport è stato quello di darmi l’opportunità di conoscere tanti ragazzi e questo vale davvero per tutti. Giocare a calcio, a basket, a pallone, nuotare, fare atletica o qualsiasi altro sport ci permette di farci nuovi amici, di frequentare ragazzi con la nostra stessa passione e molte di quelle amicizie dureranno per tutta la vita! Lo sport non è per forza fare i mondiali o essere il più forte, ma semplicemente stare con gli altri, mettersi in gioco!
Alla fine del libro scrivo una lettera d’amore allo sport. Ho voluto dedicargli proprio le ultime pagine perché senza di lui non so come avrei fatto a superare tanti ostacoli. E lo ringrazio perché mi ha insegnato il valore delle passioni. Una vita senza passioni è come un mondo senza colori.

Anche nel caso della famiglia tu sei stato fortunato, perché i tuoi genitori ti hanno sempre sostenuto. Tu nel tuo libro racconti che avevi un rapporto speciale con tua mamma, e con lei parlavi di tutto, della cecità ma anche delle ragazze e del sesso. Bisogna parlare sempre, sempre? Anche quando l’orgoglio, la vergogna, ti spingono a tenerti tutte le sofferenze dentro?

Essere cieco mi ha insegnato che la prova più grande di coraggio che possiamo dimostrare agli altri è chiedere aiuto. Pensate a me: senza vedere niente come fai senza il sostegno degli altri? Mi devo vestire, devo cucinare, dovevo fare i compiti. Avrei potuto fare l’eroe e non chiedere niente a nessuno e magari adesso sarei vestito con dei pantaloni viola e una maglietta rosa shocking, insomma: un povero scemo! Ho chiesto aiuto agli altri, ho parlato con i miei genitori e con gli amici e questo mi ha permesso di diventare quello che sono. Ci sono delle situazioni in cui il vero coraggio è prendere i propri genitori e chiedere loro più consigli. È questa una vera prova di coraggio, anche se pensiamo che non ci possano capire. Spesso mi sento dire che è impossibile parlare con loro, che non ci capiscono. Se pensate sia così, scrivete una lettera, lasciate un post-it sul frigo. Se vogliamo farci capire è indispensabile cercare di aprirsi. Se tutte queste strategie non pagano, usiamo i social: è pieno di pagine, gruppi, amici che, pur essendo lontani, sono pronti ad ascoltare le nostre paranoie o insicurezze. Il nostro corpo è troppo piccolo per contenere da solo delle grandi sofferenze.

Cosa hai imparato tu, fra tutte le tue esperienze, sul bullismo e sul cyberbullismo?

Io a scuola ero sempre il diverso: avevo libri giganti in brail e una rumorosissima macchina da scrivere al posto delle penne. Spesso il bullismo si accanisce contro chi sente diverso ma sono proprio le nostre diversità a renderci speciali. Pensate che palloso sarebbe un mondo in cui tutti siamo uguali! Si parlerebbe sempre delle stesse cose, nessuno sarebbe distinguibile dall’altro! Ecco, la cecità mi ha insegnato a essere fiero delle mie diversità. Dovremmo essere orgogliosi di ciò che siamo, anche se non piace a tutti!
Prendiamo la mia diversità: essere cieco mi ha reso la persona che sono, infatti nei ringraziamenti del libro il primo è dedicato ai miei occhi. Se avessero funzionato probabilmente non avrei mai scritto Il vento contro e non avrei mai vinto nemmeno un titolo mondiale. Il nostro pezzo storto può diventare la nostra salvezza.
Ricordate che chi vi prende in giro è il primo a essere debole, perché quando una persona è felice, sta bene e si sente realizzata, si basta da sé, non ha bisogno di sfottere gli altri per stare meglio.