Nostalgia istantanea, calcio edition: David Beckham

di Redazione Smemoranda

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Negli anni Novanta, è arrivato sui campi di calcio di tutto il mondo, ma in particolare su quelli d’Europa, un nuovo campione. Un avversario inarrestabile, che era destinato a cambiare il volto del calcio moderno con il suo stile, e la sua forza semplicemente invincibile. Era il denaro.

Il calcio e la rivoluzione della TV

Eh già, i soldi fanno girare il mondo, e hanno sempre fatto girare anche il pallone. Intendiamoci, non è che prima degli anni Novanta il mondo del calcio fosse povero, capitava anche prima che i calciatori girassero in Ferrari. Però con gli anni Novanta la bolla ha iniziato a gonfiarsi in modo esponenziale, soprattutto grazie alla televisione. Negli anni Novanta la televisione ha cominciato a trasmettere le partite, tutte quante, non solo quelle dei mondiali dove giocava la nazionale. E con la visibilità è arrivata la pubblicità, il marketing, il merchandising. I calciatori hanno cominciato a vendere magliette e scarpe, a vagonate. I procuratori sono diventati i registi dei trasferimenti dei grandi campioni, che potevano decidere, se non il destino sportivo di un club, almeno quello economico. E le due cose iniziavano ad essere sempre più intimamente legate. Finché non arrivò l’uomo che avrebbe rappresentato plasticamente questo cambiamento.

Beckham, l’uomo giusto al momento giusto

Che poi, anche qui, facciamo il disclaimer. Non è che David Beckham fosse scarso, tutt’altro. Aveva un piede destro di quelli che si vedono una volta per ogni generazione. Un’intelligenza calcistica, una visione di gioco, rarissima anche a quei livelli. Era un fuoriclasse. Però si era trovato al posto giusto nel momento giusto: bello, biondo, inglese, proprio nel momento in cui il calcio inglese si stava trasformando in bandiera dell’intrattenimento globale del calcio. Da ala destra era diventato rockstar, anzi popstar, sposandone pure una.

Dopo Beckham i calciatori non sono più stati gli stessi, perché il calcio non è stato più lo stesso. E tutti quelli che lo criticavano venti, venticinque anni fa per il suo modo di essere calciatore, non capivano una cosa fondamentale. E cioè che semplicemente lui era il calciatore del futuro. Quello che il successo passa anche per il look, i vestiti, l’aspetto, i capelli. Niente più barbiere, arrivano gli hair stylist. Oggi le squadre più importanti hanno parrucchieri a disposizione dei calciatori dentro i centri di allenamento. Se sia meglio o peggio dei bei vecchi tempi, non è dato sapere. Ma sicuramente è il calcio moderno, ed è cominciato negli anni Novanta. Come tutto.