Delmoro: “Le nuove generazioni sono più responsabili”

di Irma Ciccarelli

Le Smemo Interviste
Delmoro: “Le nuove generazioni sono più responsabili”

Delmoro annuncia il primo album ufficiale dal titotolo Rendez-Vous, disponibile dal 19 febbraioanticipato dai LanthimosAllodole Aria.

Rendez-Vous arriva dopo l’Ep Balìa (2019), ben accolto anche da parte della critica, e rappresenta un’evoluzione artistica dove i riferimenti musicali sono ben chiari, da Dalla ad Alan Sorrenti passando per Fossati, ma che non offuscano la vena creativa di Delmoro.

Ecco la tracklist di Rendez-Vous: Tra la tua schiena e gli scogli, Lanthimos, L’importante, Allodole, Il cielo se ne frega, Aria, Rivedermi, In fondo, A tu per tu, Casa nuova.

Delmoro: la nostra intervista!

Rendez-Vous è il titolo di questo nuovo album. Da quale brano è iniziato tutto e quale, invece, ha messo un punto?

Il brano che ha dato il via al tutto è “Tra la tua schiena e gli scogli” che poi è proprio la opening track. Tendo sempre ad immaginare i dischi come un flusso, e spesso le tracklist seguono anche un ordine cronologico dei pezzi.

Il pezzo che ha messo il punto è stato “A tu per tu”, che per un pelo stava per diventare anche il titolo del disco. Il tema dell’incontro è sempre stato molto presente.

Quali emozioni ti hanno accompagnato alla composizione dell’album? Cosa percepirà chi lo ascolterà?

È chiaro che l’album subisce l’effetto 2020, quindi lungo tutto il corso dell’anno ho cercato di capire cosa volessi veramente dire con la musica, al di là di questo album.

È stato un momento di profonda crisi, anche in senso buono perché ha messo in discussione la mia identità artistica, e personale.

La musica è sempre un’occasione per andare “fuori”, “altrove”, ho cercato di intensificare ancora di più questa sensazione sperando di portare con me l’ascoltatore.

Sei anche architetto: se dovessi descrivere questo album come una casa, che struttura avrebbe? Una mega villa con tante stanze (ognuna un brano) o un monolocale affollato di gente? Insomma, che immagine hai di questo progetto discografico?

Beh, forse mi è più semplice citare una casa che esiste già, e che la immagino spesso come teatro delle mie canzoni: “Villa Malaparte” di Adalberto Libera, così chi è più curioso se la può andare a vedere.

Nel brano “Allodole” canti: “La verità è che non ho mai ammesso, che era solo un pretesto, per non stare da solo”. Che rapporto hai con lo stare da solo con te stesso? Troppo rumore che non ti fa star bene? 

Ho sempre avuto un buon rapporto con lo stare da solo, scrivo molto in solitudine e penso sia una dimensione importante, senza togliere niente al lavoro di collaborazione, però per scrivere certe cose devo stare da solo, lasciare che maturino dentro e poi buttarle giù.

Ora però non ne posso più di stare da solo! Farei un anno intero continuamente in mezzo alla gente.

Super connessi anche grazie a i social: cosa significa avere una relazione, in generale, non solo d’amore, oggi?

Credo che la mia generazione sia quella che si è beccata una bella intossicazione da questi strumenti: li abbiamo visti nascere e siamo stati i primi ad essere un po’ inconsciamente investiti da tutte le difficili conseguenze emotive che si portano dietro.

Penso (o spero) che mano a mano le nuove generazioni siano più responsabili. Credo che ogni relazione richieda molta attenzione, ascolto, disponibilità e aiuto. Sono più fan delle relazioni “A tu per tu” piuttosto che  di quelle di gruppo, più da social.

Ti ricordi il primo incontro con la musica? Amore a primo ascolto, o una passione nata con il passar del tempo? Inoltre, chi sono i tuoi artisti della vita?

La musica è iniziata ad essere un’ossessione dalle medie. Probabilmente sono stato aiutato dagli ascolti dei miei genitori che sono sempre stati  appassionati, pur non suonando nulla.

Però è quando ho scoperto la musica autonomamente che me ne sono innamorato: ho ascoltato tantissimi generi e artisti nella mia vita, forse quasi tutti, e ancora lo faccio, ma ciò che mi rimane di più ora sono i nostri cantautori come Dalla, Conte, Battiato.

Che tipo di studente eri alle superiori?

Ero uno studente nella media con alcune passioni: scrivere, disegnare (tantissimo), ma mi sono reso conto dopo che avevo delle difficoltà legate alla dislessia che mi affaticavano molto nello studio.

Al tempo nessuno se ne era mai preoccupato, credo sia una cosa da tenere sempre d’occhio ed eventualmente correggere, ma comunque sono sempre stato uno che se gli interessava una cosa andava fino in fondo, se non gli interessava ci passava sopra.

Penso che essere selettivi sia importante per costruire qualcosa di proprio.

Hai un ricordo particolare legato al diario Smemoranda?

La Smemoranda è una cosa che ho sempre voluto avere ma in qualche modo non ho mai avuto! Chiaramente le dediche erano una big thing. 🙂

Quale frase di questo album ti piacerebbe vedere sul diario di Smemoranda?

“Vorrei stringerti la mano, senza dover dirci chi siamo”

Cosa ti auguri?

Di sprofondare presto in un mega abbraccio col pubblico, in un concerto.