Di che sesso sei? Su Fb hai 50 opzioni

di Marina Viola

Attualità
Di che sesso sei? Su Fb hai 50 opzioni

Quando ero piccola mio padre (unico maschio in una famiglia di ben sei persone), facendo la doccia con me e le mie sorelle, ci disse: «Lo vedete? Questo è il pistolino!». Fu la mia prima lezione di educazione sessuale. A poco a poco capii che chi era maschio aveva il pisello (o pistola, per noi milanesi) e chi era femmina aveva quella che mia nonna chiamava ‘la michetta’ o ‘la mussa‘. Ai maschi piacevano le femmine e alle femmine piacevano i maschi. Si baciavano di nascosto, dietro la tenda della sala: erano gli eterosessuali. Poi c’era chi era nato maschio ma voleva essere femmina (o viceversa), che erano i transessuali, e i maschi che si innamoravano di altri maschi (o viceversa), comunemente noti come omosessuali. E basta.

Adesso, invece, c’è molta più scelta, almeno su Facebook. Per esempio, ci sono ben quattro modi per identificarsi transgender: transgender femmina, transgender maschio, transgender donna, transgender uomo (non capisco la differenza femmina-donna o maschio-uomo, ma trans-it); e ben dieci modi per essere transessuali. Ci si può anche identificare come two spirit: è un termine originario della tribù nativo-americana Zuni, che descrive persone che hanno caratteristiche sia maschili che femminili, e quindi classificate come persone nate con un terzo sesso. C’è chi è cisgender, e cioé un maschio con il pisello che si comporta da maschio o una femmina con una mussa che si comporta da femmina, oppure agender, e cioé chi non ha un’identità sessuale specifica. La lista completa con le descrizioni la trovate qui.

È senza dubbio una conquista importante per chi non si è mai sentito a suo agio a descriversi né come maschio né come femmina, e credo che sia liberatorio per chi finora, compilando moduli in Comune, non sapeva in quale casella mettere la sua bella crocetta. Non nascondo, però, di provare un certo disagio nel leggere questa lunga lista; mi sembra fin troppo dettagliata e esageratamente politically correct. Sento anche che proverò una certa difficoltà nelle situazioni in cui mi toccherà presentare qualcuno perché avrò il terrore di sbagliare, di offendere o di fare una figura di merda: “Ti presento il/la mio/a amico/a (o forse né o né a)”.

Insomma, descriversi su Facebook può diventare impegnativo al punto tale che questa conquista si muti in una presa per il culo, rischiando che se ne sottovaluti invece l’importanza. Poi, devo ammetterlo, a me le etichette sono sempre piaciute poco, forse perché sono riduttive e hanno in sé un’idea di margine, una potenzialità di mettere in disparte qualcuno. Nel leggere le descrizioni di ciascuno dei cinquantuno termini, mi sono identificata in almeno tre o quattro, io che ho sempre creduto di essere femmina (donna) eterosessuale. Mi piacciono i maschi, ma ammetto che a volte il mio comportamento non riflette il mio essere femmina: dico parolacce e metto poco la gonna; credo che il corpo femminile sia molto più elegante e armonioso di quello maschile, soprattutto visto nudo, e una volta ho sputato sul marciapiede. Una volta, addirittura, ho detto a una mia compagna stronza ‘ti aspetto fuori’, l’ho aspettata e l’ho menata. Ammetto, insomma, di essermi ingarbugliata mica poco mentre cercavo la descrizione che riflettesse in modo esatto chi sono sessualmente.

E sono grande e matura (in teoria); mi immagino la difficoltà di alcuni degli adolescenti che si trovano davanti a questa lista nel dover decidere in quale delle cinquantuno caselle mettere la crocetta e descriversi. Soprattutto in un periodo in cui, con gli ormoni che lavorano come delle bestie, non è neanche facile capire se si è felici o depressi, se si ha caldo, fame, sonno. O se si è semplicemente un po’ pirla.