Diario di una donna diversamente etero 3

di Redazione Smemoranda

Storie di Smemo

“Ciao come sto?”

 In treno.

La signora davanti a me ha due riviste di gossip sotto agli occhi, ma preferisce parlare. Di suo figlio.

“Sto andando da mio figlio” dice.

La signora davanti a me è la classica signora con la piega fatta ogni settimana, vestita abbastanza bene, con vari anelli al dito e una collana che si mette solo per le grandi occasioni. Credo.

E’ una di quelle signore che non dicono: “Ciao Come Stai?”, ma dicono: “Ciao Come Sto?” E cominciano a parlare.

“Mio figlio è così bravo…” dice “sto andando a conoscere la sua fidanzata”. Non me ne frega niente, ma “sono contenta per voi” dico.

“Mio figlio è molto intelligente e non vedo l’ora che vada a vivere con la sua ragazza, perché ora vive in casa con uno di quei ragazzi terribilmente osceni…sai di quelli che sembrano femminucce?” dice. In che senso. Voglio Approfondire.

“Si, mio figlio vive con Uno di quei fro…finoc…checche…che adesso vanno tanto di moda” dice. Complimenti signora è bastata una sola frase per mettere in evidenza tutta la sua ignoranza. “E magari suo figlio è un po’ così: segue le mode” dico, ma non mi sente. A questo punto penso che sarà divertente questo viaggio. Ho un obiettivo: rovinare la festa alla signora. “Mi fa vedere suo figlio?”. La signora non aspettava altro. Tira fuori il telefono, tira fuori la foto. Ed è bellissimo quando da una foto si capisce tutto. Testa inclinata, sguardo malizioso, pantaloncini corti e magliettina attillata, sapendo, poi, che la foto è stata scattata a Natale mi sembra chiaro che al ragazzo “la moda gay” piace assai. A questo punto le strade sono due. O ci giro intorno. O ci vado dentro bene bene. Rifletto. Capisco. E’ più divertente andarci dentro bene bene.

“Signora Suo figlio è gay! Forse le vuole presentare una ragazza, ma di sicuro non è quella con cui passa le notti”. Alzo pure la voce perché mi sentano tutti nel vagone. Alla signora si ammoscia la piega. Balbetta: “D….d….d…dici?” Eh si. Sono sicurissima. E le dirò di più: “Vuole avere la certezza che suo figlio è…prima come lo ha chiamato lei l’amico di suo figlio?…Insomma quella roba lì…se vuole avere la certezza prenda il vaso di fiori che suo figlio tiene in terrazza e lo faccia cadere con maldestra disinvoltura…vedrà che la reazione sarà inequivocabile…”. Alla signora si ammoscia pure la faccia, ma trova il coraggio per chiedermi: “Ma tu queste cose come le sai?”. Io mi alzo, prendo la borsa e mentre mi sistemo il reggiseno messo male cerco l’orecchio sinistro e le sussurro: “Sono lesbica…e lei è proprio una bella donna…datata, ma bella…”. Alla signora batte forte il cuore. Lo sento da lontano. Gira la faccia, apre una rivista e vede Ricky Martin che abbraccia il suo compagno. Alla signora si ammoscia pure l’anima. E io penso: e se il figlio non avesse un vaso di fiori?