Diario rap #Mistaman #PotereAlleParole

di La Redazione

Storie di Smemo
Diario rap #Mistaman #PotereAlleParole

Quando Amir mi ha contattato parlandomi del progetto Potere alle parole mi sono subito preso bene, mi piaceva l’idea di tornare a scuola in veste di docente per parlare proprio delle cose che mi distraevano dallo studio quando ci andavo io! Una specie di rivalsa per me che l’hip hop lo studiavo come autodidatta cercando il mio posto al mondo, prima che tutto questo diventasse anche un business. Da quando abbiamo iniziato il linguaggio dell’hip hop ha influenzato tutte le sottoculture ed è stato ampliamente compreso, masticato e utilizzato dai più giovani, anche se non sempre con la necessaria coscienza culturale del fenomeno. Ho trovato quindi interessante e perfettamente coerente la scelta di usare l’hip hop per affrontare nelle scuole un tema forte come quello della discriminazione.

Spesso queste iniziative sfociano in un perbenismo ipocrita e l’hip hop per sua natura non sa essere ipocrita, “Keep it real” è una delle regole di base del gioco. L’hip hop inoltre è l’unica vera cultura universale capace veramente di trascendere le differenze e di creare un terreno comune di confronto tra persone che stanno ai capi opposti del mondo. È nato in un contesto violento e degradato sublimando la violenza vera e propria in una guerra degli stili che porta all’affermazione di sé con mezzi non violenti, ed è un mezzo d’espressione in cui l’uso della parola è fondamentale. “Potere alle parole” è il nome del progetto ed è già di per sé una dichiarazione d’intenti. La discriminazione trova spesso la sua radice in un uso aggressivo o fintamente empatico delle parole, le parole sono armi che tutti abbiamo a disposizione, quello che vogliamo fare è dare loro un fine positivo. Durante le lezioni ho approfondito la storia dell’hip hop in America e in Italia per come l’ho vissuto e abbiamo visionato dei video sul tema del razzismo aprendo riflessioni sulla discriminazione in generale, abbiamo poi anche analizzato diversi aspetti tecnici del rap. Tutto questo lavoro culminerà nella creazione di un pezzo rap realizzato interamente dagli studenti, alcuni alla prima esperienza, altri più preparati, ma tutti entusiasti di mettersi in gioco.

A livello personale è un’esperienza che mi sta arricchendo molto, interagire così strettamente con i ragazzi trovando persone sveglie e propositive mi ha riempito di buoni auspici per il futuro. È una dimensione totalmente diversa rispetto a quella che posso vivere ai concerti o in internet con chi segue la mia musica, mi ha riportato con i piedi per terra ma mi ha anche riempito di orgoglio riscontrare che quello che facciamo ha su chi ascolta un impatto più profondo di quello che pensavo. Spero che il progetto avrà un seguito e si moltiplichino iniziative di questo tipo. In Italia oggi funzionano poche cose, e l’hip hop a quanto pare è una queste.  E il fatto che funzioni per scopi nobili come questo ci fa onore.