Dischi per combattere la tristezza di settembre 1: Cristiana Verardo, OJM, Gintsugi

di L'Alligatore

Recensioni

Settembre è il mese più triste? Rallegratevi, con una cornucopia di musica indie selezionata dall’Alligatore! A ogni puntata, 3 dischi da non perdere

Cristina Verardo – Maledetti ritornelli

Per me è il disco dell’anno, mi piacerebbe lo fosse almeno dell’estate. Mi ha colpito subito Maledetti ritornelli della pugliese Cristiana Verardo, tanto da votarlo al Premio Tenco come miglior disco in assoluto. Ha una vibra, un fascino da canzone italiana senza tempo, davvero forte. Sono solo otto pezzi, per manco mezz’ora di musica, ma fatta dannatamente bene. Musicalmente superbo, con un sacco di strumenti e suoni, e ritmi, con storie d’amore belle o meno belle, scelte di vita, bozzetti di un sud femminile classico ma anche moderno. Uno stile particolare, che può ricordare tanti grandi, da certe canzoni di Paoli/Vanoni o anche Capossela, ma con uno stile personale. Musica e testi della Verardo, produzione di Filippo Bubbico, che ha fatto con cura in questo periodo molti dischi di giovani donne pugliesi. Particolare la copertina, con la forma di un assorbente sulla testa di Cristiana, il “maledetto ritornello” dei corpi femminili.

OJM – Volcano

Sono commosso di trovare un disco così analogico, mi riferisco al vinile degli OJM uscito quest’anno a 10 anni dal concerto in quel di Landshut in Baviera: Live At Rocket Club. Una band che sa il fatto suo in merito al rock e al garage e allo stoner, e che nella dimensione live sa dare il meglio. L’ultimo disco in studio, non a caso, è del 2010, quel Volcano presentato in questo concerto. Sei canzoni sul lato A, quattro sul lato B, e vai con chitarre, batteria e piano bass, tastierina magica che dona a certi pezzi un gusto vintage a tratti esplicitamente doorsiano. Trecento copie solo vinile, che sicuramente andranno a ruba, anche sul mercato estero, e spero spingano gli OJM a fare presto un altro disco.

Gintsugi – Gintsugi

Mi ha conquistato subito Gintsugi nuovo nome dell’indie italico, tra il pop e il rock. Il suo disco d’esordio è un ep omonimo, dal fascino intellettuale e femminile ben rappresentato dalla copertina con la principessa dell’artista visiva Laura Triscritti. Solo cinque canzoni, ma che rivelano di che pasta è fatta la ragazza. A tratti i suoi vocalizzi mi ricordano quelli di Kazu Makino dei Blonde Redhead, come del resto la calda e avvolgente elettronica di gusto internazionale. Del resto, il tema dei sogni e delle esperienze personali nel campo onirico, poteva solo avere uno sbocco musicale così. Realizzato a Berlino presso i Riverside Studios con il produttore di culto Victor Van Vugt.