DMC Devil May Cry Recensione

di Michele R. Serra

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DMC Devil May Cry – Recensione

Prima notizia: nei videogiochi ultimamente vanno forte i nomi italiani. Qui c’è Dante, che non è un poeta, ma un cacciatore di demoni, protagonista di una saga vecchia dieci anni: Devil May Cry.

Seconda notizia: anche nei videogame si fanno i reboot. Come al cinema. Al cinema c’è l’Uomo Ragno che prima fa tre film e poi ricomincia da capo, nei videogiochi c’è Devil May Cry, che prima fa quattro videogame e poi ricomincia da capo nel 2013, con un reboot che si intitola semplicemente DMC.

E noi acquistiamo fiduciosi: perché lo sviluppo di questo gioco è stato affidato dalla giapponese Capcom a uno studio inglese, Ninja Theory, già autore di un piccolo gioiello in forma di videogioco, Enslaved. Viene fuori che le nostre aspettative non erano mal riposte, il gioco è quello che doveva essere: diverso ma non troppo, rispetto ai fratelli maggiori.

Una delle cose più belle di Devil May Cry è, da sempre, l’ambientazione. Avete mai visto Essi vivono, classicone di John Carpenter? Ecco, qualcosa di simile. Il mondo in cui vivono gli uomini non è altro che un’illusione, solo pochi (tra i quali il nostro Dante, cacciatore di demoni) possono vedere la verità, cioè l’inferno sulla Terra costruito dalle forze del male. Che, sorpresa, lavorano sulla comunicazione: ogni pubblicità, ogni prodotto, ogni messaggio, ogni informazione è in realtà un modo per tenerci lì, buoni e schiavi.

Non so voi, io non ho mai visto un videogioco che contiene un così chiaro messaggio rivoluzionario contro il mondo moderno. Però non preoccupatevi: intorno al messaggio c’è un gioco assolutamente tamarro.

La storia è a caso. Potete cambiare forma, essere angelo o essere demone. In entrambi i casi siete una macchina da guerra, votata alla distruzione del male in qualsiasi sua mostruosa forma. A caso, dicevamo, però importa poco. Perché qui siamo nel genere hack’n’slash, e l’importante è combattere nemici sempre più grossi, cattivi e gloriosamente stupidi.

Scusate, ci divertiamo così.