Doctor Strange

di Michele R. Serra

Recensioni
Doctor Strange

Spesso si sente dire che il 3D al cinema è solo un trucco per far pagare il biglietto qualche soldo in più. Bè, non è questo il caso. Non è il caso di Doctor Strange, l’ultimo film della Marvel. Qui gli occhialini ci vogliono, altrimenti vi perdete qualcosa.

Vero, il dottor Strange non è uno dei personaggi più noti dell’universo Marvel. Però ancora una volta succede che a un supereroe (supermago?) tutto sommato secondario viene offerta la stessa attenzione, lo stesso amore di solito riservato ai pesi massimi, dagli Avengers in giù. Perché Doctor Strange riesce a essere tutto quello che doveva essere: un grande intrattenimento, comprensibile anche per chi non ha mai letto un fumetto nei cinquant’anni precedenti e altrettanto giusto per i fan. Perché costruisce per bene tutte quelle cose che fanno l’immaginario del Dottor Strange: le immagini caleidoscopiche, le filosfie orientali d’accatto, le allucinazioni anni Sessanta. E lo fa in modo mai troppo perfettino pulito, moderno. No: è tutto sempre un po’ ingenuo, eccessivo, e questa è una forza perché cattura esattamente lo spirito iniziale del fumetto.

Certo, poi c’è l’altra forza, che sono gli attori.

Dunque. Benedict Cumberbatch, il protagonista, noto per aver interpretato lo strano Sherlock Holmes televisivo della BBC… ecco, lui è semplicemente perfetto. Ha un viso affilato e un po’ alieno, il corpo più magrolino rispetto a quello che ti aspetteresti da un supereroe. Sembra di vedere un personaggio disegnato da Steve Ditko, il geniale illustratore che ha creato sulla pagina il mito di Strange negli anni Sessanta. Altrettanto perfetta Tilda Swinton, nei panni dell’immortale stregone supremo che tutti quanti ci immaginiamo come un vecchio signore cinese, tipo Pai Mei, e invece è tutta un’altra storia.

Doctor Strange sembra un film di supereroi classico: le origini, la costruzione dei superpoteri, lo scontro finale con una minaccia talmente aliena e talmente enorme da apparire insormontabile. Ecco, tutte queste cose ci sono, ma allo stesso tempo c’è qualcosa di diverso in ogni scena, un pensiero laterale, qualcosa in più del solito mix di battute ed effetti speciali costosi.

Magari è solo un illusione. Ma stiamo parlando di maghi e di cinema, quindi, perché non crederci?