Recensioni
Dodici

Quando Zerocalcare ha detto che stava preparando un libro sugli zombi, noi abbiamo pensato che aveva visto troppe puntate di The Walking Dead. Poi abbiamo pensato anche: come sarà un libro di zombi di Zerocalcare? Sarà tipo venti/trentenni che lottano per la sopravvivenza per le strade della periferia di Roma, e intanto parlano di Street Fighter e Ken il Guerriero. E qualche volta di amore e di vita, ma meno.
Oh, strano a dirsi, c’avevamo preso.

Dodici è il libro sull’apocalisse-zombi di Zerocalcare a.k.a. Michele Rech, che adesso si porta sulle spalle il titolo di top-seller dell’ultimo tredicennio del fumetto italiano. Nel senso che dal 2000, da quando gli editori hanno iniziato a portare in libreria con regolarità i cosiddetti graphic novel (che noi continuiamo a  chiamare fumetti e basta), nessuno aveva mai venduto tanto. Tipo che ognuno dei suoi libri ha venduto credo 25 volte tanto, rispetto alla media di un libro a fumetti. E così lui adesso si muove piano, portando le sue storie dove vuole, ma senza cambiare direzione: che senso avrebbe tradire il proprio stile, una volta diventato esempio di successo di artista-nerd che mastica e risputa fuori la cultura di una generazione?

Difficile volergli male, a Zerocalcare. Soprattutto perché il suo mix, sulla pagina funziona sempre: parodia + autobiografia + digressioni esistenzialiste. In questo caso, tra uno zombi e l’altro, riflette sul suo quartiere, Rebibbia, che vive all’ombra di una delle strutture carcerarie più imponenti d’Italia, e come dice lui “Non è mica il Bronx. Anzi, sembra un po’ San Francisco. O Pescara.” 

Il localismo non impedisce a chi a Rebibbia non c’è mai stato – pare siano in tanti – di godersi la storia. Che è esattamente The Walking Dead (scansione narrativa compresa, per quelli a cui frega qualcosa) disegnato da Zerocalcare. Fa ridere. E poi c’è di tanto in tanto il tentativo di fare passare qualche messaggio dietro alle suddette risate. Ma per fortuna, non sono troppo seri neanche quelli.