Don Jon

di Michele R. Serra

Recensioni
Don Jon

Porno? Io non ne vedo. Tori Black, Sasha Grey, Alexis Texas non so chi siano. Come Jenna Jameson, Lea di Leo, Moana, Milly e Cicciolina. Io, di pornografia, non ne ho mai guardata. Mi stupisco che ci sia gente che lo fa.

Dunque. Non sto parlando di me, ma: il porno è sicuramente il genere cinematografico più consumato nel mondo. Eppure se ne parla pochissimo. (Ok, forse non è così strano che se ne parli poco).

Di film sul mondo del porno non ce ne sono molti. Qualcuno su chi il porno lo fa (tipo il bellissimo Boogie Nights di Paul Thomas Anderson) ma veramente pochi su chi, il porno, lo consuma. E allora ecco il film che arriva a colmare questa lacuna nel panorama culturale: Don Jon di Joseph Gordon Levitt.

Lui dal 2009, anno in cui recitò con Zooey Deschael in 500 giorni insieme, è una delle nuove stelle in ascesa nel cielo hollywoodiano, e qui debutta da regista. Tanto per non farsi mancare niente, poi, si prende anche il ruolo del protagonista, il pornomane. Jon.

Che poi è molto più che un pornomane. Anzi, il porno è quasi un particolare. Il punto è che Jon è il prototipo del maschio tamarro americano, anzi italo-americano, alla Jersey Shore: tanta palestra, poco lavoro, molte canottiere e una vera passione per le donne, pressoché unico argomento di conversazione con gli amici. Jon piace alle donne, ne ha tante, una diversa ogni volta che vuole, ma non è felice: vorrebbe tanto che le donne vere fossero come quelle dei porno, però è difficile. Almeno finché non arriva una ragazza speciale (che solo per un caso è interpretata da Scarlett Johansson).

Non so se sia il caso di scomodare categorie tipo la satira sociale, per un film di questo tipo.

Ma almeno la prima metà è davvero eccezionale, per la capacità di mettere in scena personaggi mostruosi, deficienti sesquipedali che tentano di vivere la propria vita come missili teleguidati verso obiettivi di presunta felicità. Destinati a sbattere il muso contro la realtà, e poi a continuare a negarla. Gli attori sono tutti bravissimi, e credo si siano divertiti un mondo. Il gioco regge finché il protagonista non inizia a diventare umano, e a mostrare i suoi veri sentimenti: nella seconda parte Don Jon diventa piuttosto prevedibile, vero. Ma rimane un film vivo, accuratissimo, pieno di particolari divertenti. E quasi mi dispiace non essere un italoamericano del New Jersey per potermeli godere tutti. Ma quelli, non credo che andranno a vedere questo film. Andare al cinema è da sfigati.