Donnarumma fa il portiere

di Luca Maria Palladino

Storie di Smemo
Donnarumma fa il portiere

La novità è che sui campi di calcio della serie A il fischio d’inizio è preceduto dalla marsigliese, l’inno nazionale dei francesi.

Così è stato stabilito a causa del terribile e sconvolgente attentato di venerdì tredici novembre avvenuto a Parigi, la città in cui mio malgrado vivo. Mi chiedo come mai non si decida la stessa cosa quando gli attentati avvengono a Beirut, Baghdad, Gaza o Bamako. Perché ci si sente solidali coi francesi e non, per esempio, coi libanesi?

Mi chiedo inoltre che tale livello di disperazione una persona debba raggiungere per decidere di riempirsi di esplosivo e farsi saltare in aria in un locale pieno di gente.

È davvero tutto riconducibile al movente religioso? Cioè alla vituperevole ignoranza, al cervello debole, al tornaconto personale: all’aldilà pieno di figa? Oppure no?

L’inno di Francia suona mentre Odelia beve vino rosso e infila dentro la cartina una presa di tabacco con tutta la sua singolare noncuranza, lei così ventenne.

Gianluigi Donnarumma, invece, ne ha 16 (sedici) d’anni e di mestiere fa il portiere del Milan.

Il suo campionato di riferimento dovrebbe essere quello degli allievi, tuttavia gioca nella massima serie italiana. Difende la porta del Milan a soli16 (sedici) anni, e lo fa con una nonchalance incredibile se mi penso a 16 (sedici) anni, e lo fa con una ostentata indifferenza nonostante i soldi degli adulti, le telecamere, i giornalisti invadenti, gli occhi di tantissime persone addosso, la minore età.

Penso che fare il portiere sia un po’ come fare il pretaccio, poiché ci vuole una certa generosità nel mettersi in porta. Il portiere, come il prete, si mette al servizio del prossimo, si fa servo dell’altro; è un sacrificio quello di stare a guardare mentre tutti gli altri inseguono a perdifiato il pallone, soprattutto quando fuori fa un freddo cane. Nessuno vuole stare in porta, nessuno!

Mentre Odelia mi guarda perplessa con i suoi occhi così grandi e così neri, Gianluigi Donnarumma si è offerto di stare in porta per il Milan allo Juventus stadium. Il suo Milan gioca contro la Juve.

Gianluigi è bello in viso, ha personalità, sa giocare con i piedi, è sempre concentrato e ha il merito di riuscire a mettermi in testa un po’ di sana curiosità in questa partita così dannatamente noiosa. Così tanto noiosa che Odelia decide di andarsene a mangiare da una zia chiuttosto che continuare a guardare la partita. Il calcio mi sta vendendo la storia di Donnarumma così per bene che non contesto la sua decisione, io mi guardo la partita. A rendere la mia scelta ancora più insensata ci pensa il signor telecronista, un certo Fabio Caressa, un tizio dalla voce oltremodo petulante.

Caressa è uno che sa sempre tutto lui, è il classico tipo che alza la mano a tutte le domande che vengono poste, anche se non ha la minima idea su cosa verta la questione. Sembra che non ci sia, per chi decide, un telecronista migliore di lui dato che gli assegnano sempre la partita di cartello. Non so se è chiaro ma ho una certa idiosincrasia per quest’uomo e per chi decide.

Ad ogni buon conto, la squadra di Gianluigi Donnarumma, il Milan, perde per una rete a zero. Ciononostante egli esce dal campo senza fare errori, chissà cosa diranno e scriveranno i Caressa, coloro che adesso lo osannano, quando ciò succederà.

Spero per il calcio italiano, e per me, che Donnarumma rimanga “intrepido di core”, ché il calcio è un gioco; e che trovi il coraggio di smarcarsi dalle blandizie del giornalista di turno, come fa quando si prepara a ricevere il pallone dal compagno di reparto: con prontezza. Allons enfant!