Schermo grande + Dune = Felicità

di Redazione Smemoranda

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Non lo fare, è infilmabile! Se non ci sono riusciti negli anni Settanta Jodorowski, Moebius, Giger e i Pink Floyd, vuoi forse riuscirci tu, che sei solo un regista hollywoodiano qualsiasi? Vuoi riuscirci tu, se dentro quella palude Ridley Scott neanche è riuscito a entrarci, e ci è rimasto invischiato uno come David Lynch, negli anni Ottanta?
Risposta di Denis Villeneuve: “Eh, ma adesso siamo nel 2021, il cinema è cambiato. Si può fare tutto, con la grafica digitale. Basta avere i soldi. E io ce li ho.

In effetti, il nuovo Dune è un film estremamente ricco, e non aveva certo torto Villeneuve quando, quest’estate, ha detto che guardarlo alla televione sarebbe stato “come andare in motoscafo dentro una vasca da bagno”. Per carità, dite pure che è insensibile al contesto, che i tempi in cui stiamo vivendo ci hanno insegnato che bisogna fare di necessità virtù, che è inutile essere intransigenti, eccetera.

Però ha ragione.

Dune è un film che vuole andare oltre le oggettive difficoltà di adattare un romanzo come quello di Frank Herbert, e le vuole superare con la potenza, la magnificenza, la grandezza. E solo a Hollywood ci sono i soldi per mettere in piedi tutta questa enormità, c’è poco da fare. Possiamo essere invidiosi, ma sappiamo riconoscere uno spettacolo gigantesco quando ce lo troviamo davanti.

Un mondo ipercomplesso, un’icona pop

Intendiamoci, mica bastano i soldi a fare la felicità, o un grande film di fantascienza. Da Waterworld a John Carter, la storia di Hollywood è piena di esempi in questo senso. E qui facciamo i complimenti a Denis Villeneuve, che peraltro aveva già ampiamente dimostrato di saperci fare con il genere, e con Dune è riuscito a trovare l’equlibrio tra lo spettacolo pop, il suo stile personale e la complessità dell’opera di partenza, che non c’è bisogno di ricordarlo, è oggettivamente mooolto complessa, sospesa com’è tra geopolitica anni Sessanta, fascinazione per le sostanze psicotrope, ecologia, misticismo zen, tutto frullato dentro la fantascienza. Sarà un luogo comune dirlo, ma anche in questo caso, è vero.

La Spezia del blockbuster hollywoodiano

Certo, per carità, non tutto è perfetto. E forse a pensarci i vermi delle sabbie assomigliano davvero a degli orifizi dentati, come ha scritto qualche poco rispettoso critico americano. Ma la sostanza rimane. Non la sostanza che tutti vogliono nel film, la spezia che rende immortali e capaci di vedere il futuro e viaggiare nello spazio e strafatti, ma la sostanza cinematografica del cinema blockbuster che ti porta in un altro mondo. E per una volta, con pochi spiegoni. Se non hai letto il libro, scopri le cose un po’ alla volta, ma non è proprio il caso di lamentarsi. Anche perché con Zendaya e Timothée Chalamet sullo schermo, dovremmo essere pazzi.