Duran Duran: unstaged con David Lynch

di Alessia Gemma

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Duran Duran: unstaged con David Lynch

È di loro che sto per scrivervi. Dei Duran Duran, insieme a David Lynch però, sta qua il bello. Oggi la loro voce è ancora uguale: una macchina del tempo. Oggi ancora insieme: Nick Rhodes (tastiere), uno dei tre fondatori dei Duran Duran con John Taylor (basso) e Stephen Duffy (che non c’è più). Simon Le Bon, la voce, quello che tutte le tipe paninare volevano sposare, arrivò dopo. Da allora tutto è cambiato: Simon è ingrassato, il mio primo amore Sandro non ha più l’apparecchio e i brufoli, forse alle feste non si ballano più i lenti e invece di pomiciare a sud e limonare a nord fino allo sfinimento sulle note di Save a Prayer, la postiamo a manetta.

Sui banchi correva, più o meno, la Smemo ’86.

Anni dopo. Siamo al 23 marzo del 2011 al Mayan Theater di Los Angeles “in quell’occasione David Lynch dirige in live streaming la performance della band, riunitasi nella sua formazione originale con Simon Le Bon, Nick Rhodes, John e Roger Taylor; monta le riprese di tre differenti camere su due livelli visivi, utilizzando gli effetti speciali per creare l’atmosfera onirica e surreale, tipica dei suoi lavori.”, questo è quello che dice il comunicato stampa italiano. David Lynch aggiunge, da casa (il concerto era strasmesso anche in streaming) un guanto da lavoro, una forchetta di plastica, 4 pupazzetti e un barbecue con almeno 6 würstel e due attori attoniti che ondeggiano davanti una finestrina nella notte… Lo straniamento alla Lynch è assicurato, anche dall’effetto di questi elementi montati su un concerto in bianco e nero dei Duran Duran invecchiati visto da impalati su una poltrona di un cinema. Surrealtà assicurata, quella che Lynch chiama il sogno.

“Con una macchina da presa Lynch riprendeva gli attori, con l’altra riprendeva noi. E poi, a distanza, con un’altra ancora riprendeva una camera piena di fumo. Alla fine ha unito tutto questo più altro materiale ancora aggiungendoci anche vari effetti speciali. Davanti al montaggio finale non si poteva che rimanere sbalorditi. Mai visto niente del genere.” esagera un po’ Nick!

“Abbiamo scelto lui perché i prodotti convenzionali non appartengono alla nostra storia” dice Nick Rhodes.
Lynch non dirigeva un lungometraggio dal 2006. Per i Duran Duran però aveva già fatto il remix di Girl Panic, una canzone di All You Need is Now.

Uno “strano” il Lynch, come direbbe Morgan, che introduce la proiezione italiana con un video: “The Seventh Stranger […]Stranger è una bella parola… strano è unico, non è rigido…”. Un doveroso appunto: Morgan è Nick Rhodes.

Guest star: Gerard Way dei My Chemical Romance, l’esplosiva Beth Ditto dei Gossip in un tubino stretch trama pied de poule; una strafica Kelis, e Mark Ronson, meno di 40 anni, loro fan da ragazzino e ora loro produttore (infatti sta più di tutti sul palco!).

Un lungo video clip su due livelli, composto da due strati visivi che si sovrappongono: sullo sfondo i Duran Duran, i loro ospiti e il loro pubblico durante il concerto filtrati dalle immagini girate da Lynch: il guanto, la forchetta, i pupazzetti… appunto. Solo i grandi possono permettersi certe cose. Spesso inquadrato il volto di una ragazza tra il pubblico. Per me era Laura Palmer.

Un film che coniuga la musica new wave, degli anni ’80, il talento visionario di uno dei registi più grandi del cinema e un po’ d’amarezza.

Il punto più alto è l’immagine della galleria con le macchine che sfrecciano e le scie di luci. 5 minuti circa di piacevolissima inquietudine alla Mulholland Drive, sprofondati nel red velvet del cinema. Peccato però che avremmo solo dovuto essere con gli anfibi in una discoteca Alexander Platz nell’85.

Caratteristica di Lynch, anche in questo caso, è l’interpretazione libera che ci concede, tanto è assurdo. Quindi, alla fine di questo pezzo, consiglio di vedervelo per farvi un’idea.

DURAN DURAN: UNSTAGED, solo il 21, 22 e il 23 luglio al cinema.