Dying Light 2: gli zombi non fanno parkour

di Redazione Smemoranda

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Lo so che non è il caso di lamentarsi per un videogioco, ci sono problemi peggiori nella vita di un gioco che non ti piace. Ma il fatto è che è ormai un bel po’ che non escono nuovi videogame che ti fanno dire: “ah, che bello!”. E io, in questo Dying Light 2, un po’ ci speravo. Perché mi piacciono i giochi postapocalittici, i survival horror, quegli con gli zombi, in generale… e perché mi piace il parkour.

Per essere più chiari: Dying Light 2: Stay Human è un survival horror in cui combatti gli zombi in un mondo post-apocalittico, facendo un sacco di parkour nel frattempo. Eh sì, perché finché stai sui tetti, ai piani alti della città, va tutto più o meno bene. A livello strada invece ci sono i mostri. Quindi devi correre, saltare, planare, arrampicarti: proprio come fanno nel parkour.

Una storia già zombi

E allora, qual è il problema? Fondamentalmente che Dying Light: 2 Stay Human ci viene venduto come un gioco che punto molto sulla scrittura, su una grande storia, sulle grandi scelte etiche che ti mette davanti. E quindi uno si aspetta delle cose. Invece viene fuori che è proprio la scrittura, a essere scarsa. Cioè, la storia del virus zombi, non so perché, ma forse mi pare di averla già sentita… Forse eh. Personaggi particolarmente profondi, non ne ho visti. E le grandi scelte etiche, beh… sono tipo: vuoi aiutare i poliziotti? Ma stai attento, perché magari viene fuori che anche loro sono cattivi. Materiale rivoluzionario, insomma.

Il problema conseguente è che noi siamo qui che ci sgoliamo da anni cercando di dire che i videogame possono essere grande narrativa, al pari del cinema o dei libri, diversi ma con lo stesso livello di qualità. Poi però, per un The last of us, ti trovi davanti cento giochi che sembrano sì un romanzo, ma non esattamente Guerra e pace. Direi più tipo 50 sfumature.

E allora, se i videogiochi vogliono essere trattati meglio dai media e dalla cultura in generale, beh, forse è il caso di investire un po’ di più nelle storie. Perché quelle fanno la differenza. Se continuiamo a spacciare storie e sceneggiature da terza media come quelle di Dying Light 2 per grandi storie, beh… saremo sempre qui ad aspettare di crescere, di diventare grandi, ma i videogiochi rimarranno sempre roba da bambini.