Recensioni
Dykes

È uscito durante l’estate un corposo libro a fumetti che ha un titolo capace di spiegare molto, nonostante sia composto di una sola parola: Dykes, che significa lesbiche. Come le protagoniste della strip realizzata nel corso degli ultimi venticinque anni dalla disegnatrice americana Alison Bechdel, già autrice del romanzo grafico Fun Home. In effetti per le donne protagoniste di questo libro l’identità sessuale è un fatto mica marginale: all’interno delle loro vite, la sfera personale e quella pubblica – che significa anche e soprattutto politica – si intrecciano indissolubilmente. Insieme formano una comunità viva e combattiva.

Dykes è una raccolta di strisce che, tutta insieme, si spiega davanti agli occhi di chi legge come una soap opera televisiva, raccontando in modo magistrale le passioni interiori delle protagoniste. Allo stesso tempo, riassume l’evoluzione della società statunitense dagli anni Ottanta a oggi. L’autrice stessa infatti racconta in una introduzione disegnata che una volta essere lesbica in America non era una passeggiata: niente strafighe di L Word in tv, niente figlia lesbica di Dick Cheney che annuncia pubblicamente la propria gravidanza. Poi, svela i suoi dubbi riguardo all’opera: se una volta rendere visibili le lesbiche all’interno della cultura popolare significava raccontare l’indicibile, quest’ultimo ormai, una volta raccontato, diventa convenzionale, rischiando perfino di cadere nella banalità.

Tranquillizzati, Alison: non c’è nulla di banale, fra le pagine di Dykes. Non è affatto banale l’intreccio fra personale e politico (ops, questa l’ho già sentita) che movimenta le vite delle protagoniste. In questa raccolta che si legge come un romanzo, Dykes mette in scena amori e tormenti personali con realismo, lascia trasparire passione. E narra l’evoluzione della società americana, dagli Ottanta a oggi, dalla prospettiva (unica) di chi una volta era diversa, adesso è come tutti gli altri. E non è sicura che la cosa gli piaccia…