E non abbiamo lasciato morire i sogni, solo il Tamagotchi

di Veronica Janise Conti

Recensioni
E non abbiamo lasciato morire i sogni, solo il Tamagotchi

 

Finisce il DJ set. Finisce anche il respiro, perché stiamo tutti talmente vicini che bisogna sincronizzare i polmoni.

Sul palco è già salita la macchia inconfondibile rossa. Il suo cappello. Il suo cappello. La macchia inconfondibile rossa. E allora ci facciamo tutti più vicini come se non bastasse. Tutti lì pronti a saltare e farsi male, perché qui bisogna pogare!!! Tutti lì con gli occhi instabili perché sul palco la macchia inconfondibile rossa e col cappello non è altro che l’idolo di quando eravamo bambini… Quello che cantava L’italiano Medio e noi le parole le sapevamo tutte. L’idolo che col passare degli anni più si cresceva e più diventava un amico, una specie di specchio, che lui canta e noi ci vediamo riflessi dentro. Dentro le parole e le rime. Che tutta la rabbia, tutto il dolore, tutte le domande… Lui le risposte non te le dava, forse nemmeno le aveva, ma chissà in che modo ti faceva sentire un po’ meglio. Un po’ meno solo.

E allora poghiamo. Perché “Mi spiace per ora non credo sia un mondo perfetto, domani smetto” ve lo cantiamo forte e ve lo facciamo capire che domani non smettiamo proprio un cazzo, che a noi non va bene così e che a volte ci sentiamo male, male da morire.  

“E faccio troppi viaggi senza avere il biglietto, domani smetto.”

Fa caldo. Ma fa caldo come ad ottobre. Come ad ottobre col vino marchigiano anche nell’aria. Col vino marchigiano e ad un concerto col cielo sereno sulla testa. Ad un concerto col sereno nella testa e le tue canzoni. E allora su a ballare, insieme a tutti e insieme a nessuno. Ognuno perso nel proprio mondo e nella sua canzone preferita. Ma comunque Perso.

Fanno il conto degli anni dal palco. Fanno il conto della gente. Fanno il conto delle emozioni. Ma come fai?
Fanno il dito agli ingiusti. Fanno il dito ai ladroni. Fanno il dito e lo fanno e basta.
E noi qua sotto siamo un tutt’uno. Che non finirà MAI.
J-Ax era meglio prima? mmh…

Ma quando poi la vide ridere solo a quel concerto e che ballava capì che l’importante è vivere e nel petto il cuore gli scoppiava. BUM!