E vissero felici e contente?

di Marina Viola

Attualità
E vissero felici e contente?

C’è un libro molto interessante che si intitola Cinderella ate my daughter’ (Cenerentola ha mangiato mia figlia), di Peggy Orenstein in cui l’autrice descrive l’impatto che ha avuto sua figlia un mondo in cui Walt Disney ti rassicura, ricordandoti che se sei bella, poi arriva il principe e ti sposa e poi vivi felice e contenta. Scrive l’autrice, terrorizzata come lo sono io quando sento mia figlia parlare di principesse:

“C’è solo una principessa nelle storie di Disney, una sola che viene esaltata. Le principesse possono confidarsi con dei topolini o con delle teiere comprensive, ma non hanno mai un’amica. Non capita mai che Biancaneve dia alla Bella Addormentata nel Bosco un po’ di supporto morale. Per cui: le principesse evitano di avere dei legami con altre donne e il loro obbiettivo è di essere salvate dal principe, di sposarsi, e di essere protette per il resto della loro vita”.

Poi con Shrek le figure delle principesse e del principe azzurro sono state un po’ ridicolizzate, fortunatamente. È stata la prima volta che io mi ricordi che un film di così grande successo abbia estrapolato dei personaggi di Walt Disney dalle loro favole e li abbia messi in un contesto differente. Ma in Shrek la stessa sorte non capita solo alle principesse, ma anche al Gatto con gli stivali e ad altri personaggi, per cui l’impatto è superficiale.

Poi, fortunatamente, Dina Goldstein, che è una fotografa nata a Tel Aviv ma che vive con la sua famiglia in Canada, ha avuto anche lei due figlie femmine, e anche lei si è scandalizzata dal messaggio costante che le bambine ricevono dai mass media, e cioè che la bellezza fisica ti salverà (se sposarsi quel pirla del principe azzurro sia poi una salvezza).

Si è chiesta, Dina, cosa succede qualche anno dopo la famosa frase del ‘e vissero felici e contenti’, e ha anche lei estrapolato l’immagine bella e giovane delle principesse mettendole in una realtà concreta, con il problema della vecchiaia e la voglia di fare il lifting, dello stress della vita di matrimonio coi figli piccoli, dell’obesità. Addirittura, per parlare proprio di tutto, anche del cancro. È venuta fuori questa raccolta, uscita qualche anno fa, che ha fatto il giro del mondo e si intitola Fallen Princesses (Principesse cadute). L’ho fatto vedere a mia figlia, che non ha riso. E forse non deve far ridere, ma pensare: http://dinagoldstein.com/fallen-princesses/  (clicca sulla freccetta in basso a destra)

Poi, per traumatizzare ulteriormente le sue (e le mie) figlie, si è anche lanciata sull’immortale figura della Barbie, e ha finalmente liberato Ken, dopo anni di sesso con la stangona, facendogli fare, nella seconda serie di fotografie intitolata In The Dollhouse, un sano coming outhttp://dinagoldstein.com/dollhouse/  (idem per la freccetta)

Insomma, ancora una volta il messaggio è che la bellezza non è tutto nella vita, che per chi, come me, non assomiglia a Marilyn, è un bel messaggio. Per riassumere: è molto meglio essere belle ma intelligenti che brutte ma sceme, avrebbe detto Catalano anni fa.