El Pipita e il sudario di Sarri: la tuta

di Luca Maria Palladino

Storie di Smemo
El Pipita e il sudario di Sarri: la tuta

Era dal 1984 che a Parigi non si registrava una temperatura esterna così alta nel mese di dicembre. Sono quelle cose che capitano di rado, è un evento del tutto eccezionale come il Napoli calcio primo in classifica.

Sì, il Napoli comanda la classifica grazie ad una doppietta del suo giocatore più rappresentativo, un attaccante che si chiama Gonzalo Higuain ma che tutti chiamano el pipita.

È un soprannome che ha ereditato dal padre, anch’egli calciatore, il quale veniva chiamato el pipa perché era in possesso di un naso più grande del normale.

El pipa junior lunedì sera ha fatto due gol strepitosi all’Internazionale, tutti e due col piede destro. Due cannonate per il calcio, due cannonate contro la guerra.

La prima cannonata è avvenuta nel primo minuto di gioco. Un rimpallo fortuito in area di rigore dell’Internazionale ha fatto sì che la palla si trovasse nei pressi del piede destro del pipita, il quale, spalle alla porta, è riuscito prima a trovare una coordinazione impossibile e poi a colpire la palla di prima intenzione indirizzandola sul palo del portiere: ci mancava poco che bucasse la rete!

La seconda cannonata è arrivata nella ripresa, tipo al sessantatreesimo minuto. 

Higuain stava tutto sommato tranquillamente facendo una passeggiata di diporto allorquando, all’improvviso, un colpo di testa di Albiol al centro del campo lo ha letteralmente lanciato a rete, cosicché Higuain si è precipitato a rotta di collo verso il pallone. Tra parentesi, nel momento in cui il suo formidabile piede destro arrivava ad impattare la sfera, il misuratore di velocità segnava all’incirca i quaranta chilometri orari.

Una febbre di velocità, si sarebbe detto. Insomma: cose da pazzi.

Gonzalo Higuain, nonostante che i difensori dell’Internazionale cercassero in tutti i modi di abbatterlo pacificamente, rimaneva in piedi, addirittura trovava il modo di  coordinarsi e con un preciso diagonale a mezza altezza bucava nuovamente l’incolpevole portiere. Mi piace pensare che quella di Gonzalo sia l’unica cannonata possibile. Il Napoli è capolista.

Per quanto riguarda l’Inter,… bè, non ha importanza qui.

Vorrei, al contrario, finire questo piccolo resoconto parlando ancora una volta dell’allenatore del Napoli, l’uomo in tuta.

Osservandolo, è proprio fatto di pensare che un allenatore che crede nel calcio è un po’ come un papa che crede in dio.

L’allenatore Sarri va predicando che in campo con i propri calciatori ci si va indossando la tuta, senza troppo stare a pensare alla piega da dare ai capelli, in barba alle telecamere e all’assillo che a certuni causano. Maurizio Sarri, così privo di trastulli, non se ne frega proprio niente di apparire perché in campo si lavora e il lavoro all’aria aperta è sudore e fatica.

A bordo del campo l’allenatore, con la sua compostezza da Radio Televisione Italiana ormai inusitata, è una presenza lucida e costante; alla sua squadra dà organizzazione, coraggio, indicazioni, e soprattutto fiducia.

Lo prende davvero sul serio il suo lavoro. Sul serio!