Il futuro degli USA? Non promette bene

di Michele R. Serra

News - Recensioni
Il futuro degli USA? Non promette bene

C’è un graphic novel fresco di stampa che potremmo definire distopico, se non fosse che è ambientato in quello che assomiglia tantissimo al nostro presente. Siamo negli Stati Uniti, c’è una ragazza che fa parte di un movimento di protesta anti-governativo e intanto cerca di costruirsi una vita con il suo ragazzo. Vita non proprio borghese e facile, perché i due vivono in una roulotte in mezzo al bosco. Il libro si intitola Il futuro non promette bene, che è una traduzione molto libera dell’originale The Hard Tomorrow ma rende bene l’idea. L’editore è Rizzoli Lizard.

L’autrice di Il futuro non promette bene ha iniziato a scrivere il libro poco dopo l’elezione di Donald Trump a presidente, e ha deciso però che il suo presidente, l’uomo da combattere nel libro, non sarebbe stato Trump, ma il prossimo, e cioè Mark Zuckerberg. Ovviamente noi speriamo che non sia così, ma chissà mai che non sia una di quelle ipotesi fantasiose destinate a diventare realtà prima o poi (come quando i Simpson predissero la presidenza trump nel 2000).

L’autrice di Il futuro non promette bene si chiama Eleanor Davis, e scrive la storia di un gruppo di attivisti che organizza manifestazioni, dimostrazioni, perché lei con questo mondo ha molto a che fare. Nel senso che è un’attivista in prima persona, e ha contribuito a mettere in piedi il più importante gruppo della sua città, Athens, in Georgia.

Eleanor Davis considera l’arte come “benzina che può aiutare il cambiamento politico”, ma considera l’attivismo la sua occupazione principale. Eppure i suoi libri sembrano tutt’altro che prodotti nei ritagli di tempo. In questa storia ha messo tante idee che ti fanno continuare a pensare anche una volta finita la lettura, che credo fosse esattamente il suo obbiettivo. Poi non è un libro perfetto, sembra sempre un po’ irrisolto – come se mancasse la capacità di approfondirle, queste tante idee – ma è senza dubbio un altro tassello di quella grande conversazione collettiva che ci può aiutare a capire come sta cambiando l’America.