Una mattina mi son svegliato

di Enrico-Bertolino

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25 aprile 2020, celebriamo la libertà: ecco il testo scritto da Enrico Bertolino per la Smemoranda 2007

“Una mattina mi son svegliato”, per chi non lo sapesse, per chi se ne fosse dimenticato o semplicemente per chi usa l’mp3 con l’iPod e l’interfaccia sul palmare dove ci stanno 10.000 canzoni con una memoria di chissà quanti giga, ma dove il passato non si può caricare… ebbene, questa semplice frase è la strofa iniziale di Bella Ciao, che sembra un titolo da Festivalbar e invece è una canzone partigiana. Per non esser tacciato di facile partigianeria verso i Partigiani (anche se è l’unica su cui nessuno dovrebbe aver niente da dire) vorrei prendere in prestito la strofa per iniziare.

“Una mattina mi son svegliato” e mi son detto: che bello essere libero, potersi alzare senza dover chiedere a nessuno il permesso di farlo oppure, come accadeva in Brasile nel ’64, in Cile nel ’71 o in Argentina nel ’78, non doversi alzare con la paura che qualcuno dei tuoi possa esser sparito o col terrore che il prossimo possa esser tu e nel contempo il sollievo che per quella notte ti sia andata bene.

Adesso la mia unica preoccupazione è che il vicino di casa, che mi sta cordialmente sui maroni (e non accenna a scendere da anni) e che la natura e il destino mi hanno posizionato al settimo piano, sia già uscito per non ritrovarmelo ancora sull’ascensore con quella sua faccia sempre incazzata e quei suoi discorsi che emanano pessimismo cosmico, ma forse intergalatttico e siderale.

Eppure “questa mattina mi son svegliato” pensando che sono libero, sì, libero di andare giù a piedi vedendolo entrare in ascensore, e libero di dirgli che preferisco fare sette piani più due verso il box camminando all’indietro, fischiettando la Marsigliese, bendato, piuttosto che prendere l’ascensore con lui, e inoltre che ha un alito che sa di caffelatte, quello che senti solo sul metrò dalle 8 alle 10.

Mi sento libero di camminare per strada senza che qualcuno mi fermi per chiedermi dove vado, libero di chiacchierare con l’edicolante della tv e del governo (cioè più o meno delle stessa cosa), approfittando per sbirciare la vetrinetta del porno a buon mercato, senza che nessuno si avvicini e mi chieda i documenti, come accadeva a San Paolo nel ’64, a Santiago nel ’71 o a Buenos Aires nel ’78 e come accade a Baghdad da un po’ di anni a questa parte, con la differenza che lì, i documenti, se va bene, li ritrovano dopo l’esplosione a mezzo chilometro di distanza. Questa mattina mi sento libero di comprare i giornali che voglio, magari anche di infilare uno dei porno, il più interessante, ma meno appariscente, nel Sole 24 ore lamentandomi a voce alta perché Famiglia Cristiana non è ancora uscita, solo perché c’è la mia portinaia che mi sta osservando con sguardo critico e severo.

“Questa mattina mi son svegliato” e con tutta questa libertà che mi sento addosso, la libertà di pensiero, libertà di parola, mi sono quasi spaventato e mi preoccupa un po’ questa sensazione. Non è che per caso sto diventando anarchico? Va bene la libertà di pensiero, ma i pensieri in libertà sono pericolosi, potrei persino arrivare a leggere la biografia della Lecciso (peraltro sono 10 pagine,di cui 7 sono fotografie ,per cui non sarebbe nemmeno così faticoso); va bene la libertà di opinione, ma troppe opinioni in libertà non sono pericolose?
Bella sensazione la libertà, vero? Peccato che ci siano queste stramaledette ore scolastiche che si susseguono infinite e che costringono a chiudere la Smemo adesso e seguire quella palla di lezione di Storia. Liberi di stare chiusi in aula col pretesto di studiare, imparare, crescere e poi decidere liberamente cosa fare nella vita; non come in più della metà dell’Africa, in buona parte del Brasile, del deserto australiano o in Afghanistan, Pakistan, parte dell’India e Iraq o come nelle fogne di Bucarest, dove per un ragazzo è facile trovarsi nella merda anche senza compiti in classe o interrogazioni, e dove in compenso non suona mai la campanella e sono tutte ore buche . Meno male che da noi in Italia siamo liberi… Ma come? È già finito lo spazio? Dovevo smettere prima? Ho capito, sono libero di chiudere, ma fatemi dire una cosa: occhio alla libertà perché è come la fiducia: se non la usi mai o la usi male, poi la perdi e recuperarla è un bel casino.

(Lo so che come finale non fa granchè ridere, ma sarò libero di scegliere come finire il mio pezzo… o no?).