Enrico, la peggiore storia a fumetti che potete leggere

di Michele R. Serra

Le Smemo Interviste - News

Marco Taddei e Simone Angelini, sceneggiatore e disegnatore, sono diventati noti con un libro uscito quattro anni fa, che si intitolava Anubi: un racconto che vedeva effettivamente protagonista il dio egizio con la testa di sciacallo, ma con gli antichi egizi (e tantomeno con la religione) c’entrava poco o niente. Nel senso che nel fumetto di Taddei e Angelini Anubi è un dio in decadenza che nessuno venera più e che vive nella peggiore provincia italiana, tra varia umanità disperata. Un piccolo mondo che (per quanto sia appunto non il massimo della felicità) è molto piaciuto ai due autori, e anche ai lettori, visto che ormai il libro è stato ristampato quattro o cinque volte da due editori diversi. Perciò non stupisce che Taddei e Angelini abbiano continuato a frequentarlo, pubblicando altri libri ambientati nello stesso luogo narrativo. Uno era Horus, con protagonista il dio con la testa di uccello, amico di Anubi. L’altro, l’ultimo, è Enrico (Coconino Press). E come è facile capire, stavolta il protagonista non è un dio.

Enrico, di Taddei/Angelini, Coconino Press

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Questo è uno spin-off, quindi allargate ancora di più il mondo di Anubi. State facendo una mega-operazione di world building, che di solito si fa con generi tipo il fantasy, o la fantascienza. Voi invece la fate con i paesini, i balordi, i mezzi alcolizzati…
Marco Taddei: Credo che sia il riassunto perfetto dell’operazione che abbiamo messo in piedi. Quando uscì Anubi, era un volume già molto grosso, per gli standard italiani dell’epoca. Ed era pienissimo di storie diverse, tant’è vero che abbiamo dovuto tagliare un sacco di cose: su 350 pagine, manca comunque un bel po’ del materiale che avevamo scritto. E quindi tutte quelle storie ce le siamo ritrovate. Nella mia testa c’è già uno schema dell’ordine in cui dovremo raccontarle. Ad esempio Enrico chiude una prima trilogia che parla di due divinità decadute (Anubi e Horus) e di un essere umano, Enrico. Che è ancora più decaduto.

Come è stata costruita graficamente la provincia in cui è ambientato il libro?
Simone Angelini: Allora, a livello di ispirazione posso dirti che l’idea di questo stile molto minimale, con il nero netto sul bianco, mi è venuta una volta che ho visto una mostra a Bologna, su Jason. Ecco, lì c’era questa installazione super-minimal che mi aveva molto colpito, era di grande impatto. Poi ovviamente io e Marco abbiamo molto lavorato sull’idea di togliere tutto quello che non è essenziale, e credo che una storia con dei temi così pesanti abbia bisogno di un disegno meno “carico” per ritrovare una qualche leggerezza.

Il mondo (a fumetti) peggiore in cui vivere

Voi lavorate insieme da tanti anni… com’è successo, che vi siete incontrati e piaciuti?
Marco Taddei: Ci siamo conosciuti perché ci siamo ritrovati a fare una fanzine insieme, a Pescara, un bel po’ di tempo fa. Si chiamava Carta Straccia, e lì è stata pubblicata la nostra prima storia insieme. Anubi è stato il momento in cui siamo riusciti a raccontare qualcosa che volevamo raccontare da un po’, credo. Qualcosa di diverso da quello che si vedeva nel fumetto italiano.

Il vostro mondo a fumetti è brutto, molto brutto. C’è speranza?
Marco Taddei: Allora, per farmi bello vorrei citare Emil Cioran, che diceva che “La nostra vita è in fondo all’inferno, e ogni istante è un miracolo.” Mi sembra molto bello, perché dà l’idea che nonostante tutto siamo vivi e possiamo cambiare, come dire, il grado d’inferno della vita in cui viviamo. Tra l’altro Enrico è il più disperato tra i nostri personaggi, perché al contrario di Anubi e Horus non è una divinità, per quanto decaduta: è fatto di carne, come il migliore dei sacrificabili. Ed è molto sacrificabile, se pensi che il libro inizia raccontando che il protagonista morirà…