Erasmus ha finito i soldi. Tutti a casa.

di Alessia Gemma

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Erasmus ha finito i soldi. Tutti a casa.

Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione Europea ammette: “Vero, si stanno esaurendo le risorse finanziarie” e così il Il 30% dei progetti Erasmus relativi al 2012 potrebbe non essere finanziato e chi si era meritato la borsa di studio nel secondo semestre 2012/2013, mo’ si arrangia, perché l’agenzia nazionale non finanzia più. Finiti i soldini. Qualcuno ha preso dalle camerette il porcellino rosa dei risparmi, lo ha spaccato e ha tolto fino all’ultima monetina: niente più gita,  tutti a casa. E chi glielo dice ora agli studenti? Studenti dell’Unione Europea, senza Unione e senza Europa. Perché? Perché sì.
 
Erasmus, come Erasmo da Rotterdam, che, per spontanea pulsione, viaggiò a lungo per l’Europa per vedere, capire e diventare se stesso. Pensa se lo avessero fermato: “Oh, a Erasmo, so’ finiti i soldi, arrangiati“.  Erasmo sarebbe allora  rimasto solo Erasmo, senza da Rotterdam, perché stava fermo a Rotterdam e lì non c’era bisogno di dire da dove venisse: tutti lo sapevano e a nessuno fregava niente. Erasmo Senzamotodaluogo non avrebbe mai fatto uno zaino con il minimo indispensabile per minimo tre massimo dodici mesi… e poi si vedrà.
Erasmo Senzamotodaluogo non avrebbe mai condiviso una casa con uno studente francese e uno spagnolo, non avrebbe mai parlato in una lingua e sognato nell’altra, non avrebbe mai imparato a fare in un altro modo, non avrebbe mai detto le parolacce in altre due lingue, non avrebbe mai fatto la spesa in un mercato con la verdura diversa, non si sarebbe mai confuso in un’aula con altri ragazzi spauriti e curiosi come lui, non avrebbe mai limonato in modo straniero, non avrebbe mai visto tutte le strade che ci sono in Europa.

Erasmo Senzamotodaluogo sarebbe rimasto a casa sua, avrebbe studiato il mondo sui libri, ma non avrebbe mai fatto una lavatrice con i coinquilini francesi, turchi, spagnoli…

Ora va spiegato all’Unione Europea  che una lavatrice fatta tutti insieme è cosa seria: espande gli orizzonti e t’insegna che se metti insieme una mutanda rossa con una camicia bianca, diventa tutto rosa, perché si mischia tutto, e quella camicia bianca ne uscirà per sempre diversa da quella lavatrice, grazie a quella mutanda rossa (che sicuro era della francese, quindi ora tocca a lei stendere, funziona così).
A Erasmo Senzamotodaluogo non glielo aveva prescritto il medico di andare e vedere, ma senza andare e vedere e senza camicia rosa sarebbe stato peggio.

Casualmente scrivo questo pezzo ospite in un appartamento a Parigi dove vivono Marion, Luca, Francesco, Sara e tutti quelli che passano. Questi ragazzi se ne sono andati dall’Italia anni fa anche grazie a Erasmus e ora hanno una maestria e disinvoltura nel fare la lavatrice tutti insieme che il miglior libro di educazione tecnica non ti potrà mai insegnare.

Non so più dove l’ho sentito, ma mi pare il caso di ribadire che: “ora in Italia il problema non è la fuga dei cervelli, ma i corpi che restano…”.

…Urquinaona… questo nome dal suono vagamente sioux, si andava ad aggiungere alla lunga lista di parole in origine stravaganti che accumuliamo in qualche angolo del cervello: Urquinaona ormai troneggia accanto a: untume, catapulta, Upupa, decubito, cumulonembo, Ulan Bator, Uma Thurman. È diventato normale e famigliare.” Xavier, L’appartamento spagnolo.