Fallen Secrets of the Moon

di L'Alligatore

Recensioni
Fallen – Secrets of the Moon

Lorenzo Bracaloni, ora con un nuovo nome, Fallen, ma con la medesima voglia di sperimentare e fare tutto da solo. Musicante girovago, nella mente e nelle produzioni (questa volta l’etichetta batte nazionalità irlandese), come sempre ha fatto in totale autarchia questo disco, suonando nella sua taverna/laboratorio un sacco di strumenti: synth, pianoforte, piano elettrico, chitarre, percussioni e per la prima volta un buon uso di oboe e santoor indiano.

Sei pezzi decisamente dilatati, dove Lorenzo ha spaziato quasi fosse una jam session della mente. In verità non c’è nulla di improvvisato, i brani hanno un senso ben preciso: title-track messa strategicamente in apertura, sembra aprire nuove strade musicali (a lui, ma non solo…), poi “Golden Dust (The Vanishig)”, dove l’elettronica è predominante, e “Ravenhand”, ipnotica, orientaleggiante, con un ritmo alternato. Il quarto pezzo, “Of Dreams and Wounds”, è il più rock del mazzo (hard?), mentre la dilatazione è massima nella seguente “Cosmos”, con un pianoforte ad accompagnarci in un territorio nuovo, muovendosi su di un tappeto di elettronica. Chiude “At the End of the World”, e mi piace la sua atmosfera onirica, da film.

Rarefatto, sperimentale, un album di musica strumentale per dimenticare il nostro pianeta inquinato e tuffarsi in altri mondi, vicini o lontani. La luna, per esempio, con tutti i suoi segreti. Ascoltando Fallen, ne scoprirete alcuni.