Fast & furious

di Michele R. Serra

Recensioni
Fast & furious

Il quarto episodio della saga di Fast & Furious doveva essere un ritorno in grande stile alla bellezza tamarra del capostipite, come dichiarato fin dal titolo (a cui, solo nella versione italiana, è stato aggiunto il payoff “solo parti originali”). E così, ecco di nuovo il pompatissimo Vin Diesel, Paul Walker, Michelle Rodriguez e Jordana Brewster. Un cast che sarebbe eufemistico definire perfetto (è quello originale!), proprio come l’ambientazione: abbandonato l’ultramoderno oriente del precedente Tokyo Drift, stavolta il regista taiwanese Justin Lin sceglie di tornare in America, nel luogo d’elezione per ogni amante delle macchine pimpate. Ah, la West Coast! Da Los Angeles verso il Messico, all’inseguimento di una vendetta che passa, tanto per cambiare, attraverso le gare automobilistiche clandestine. Schiaccia quei pedali, Vin. Fra l’altro, si è discusso molto sul “peso” della presenza dieseliana, rispetto ai risultati al box office: i primi dati provenienti dagli Stati Uniti confermano in pieno che la star di Pitch Black conta, eccome.

Ma al di là del successo commerciale, com’è il film? Non possiamo dire con convinzione che la magia del primo Fast & Furious si sia ripetuta. Però, ci troviamo davanti al migliore fra i sequel visti finora (il pesante product placement naturalmente incorporato nella saga snellisce molto la fase di raccolta fondi necessaria allo start-up della produzione: aspettatevi dunque almeno un’altra decina di episodi). Certo, gli ingredienti sono sempre i soliti: machismo street, stereotipi come se piovesse e donne seminude che non sembrano eccitare minimamente i personaggi maschili, impegnatissimi in atti di sublimazione che prevedono il coinvolgimento di lamiera e enormi carburatori. Se tutte queste cose vi piacciono – e amate crogiolarvi nella ripetizione di cliché già visti – i sette euro e mezzo li spenderete volentieri.

Peccato che la qualità delle sequenze automobilistiche sia altalenante: alcune convincono per potenza coreografica, altre sono assolutamente incomprensibili. Per il resto, siamo dalle parti del cinema di serie B: finale sottotono per non dire frustrante, sceneggiatura neandertaliana, regia poco ispirata. Ma è un resto che, ovvio, conta assai poco.