Film e quote rosa

di Giulia Broglia

Storie di Smemo
Film e quote rosa

Cate Blachett, nonostante sia una delle attrici più brave e riconosciute di questi anni, sale sul palco degli Oscar per ritirare il suo premio come miglior attrice protagonista in Blue Jasmine e dice, in sostanza: finalmente viene premiato un film in cui a essere protagoniste sono le donne, e finalmente si comincia a capire che una pellicola con protagoniste femminili non è per forza un filmetto rosa che non va a vedere nessuno. Chiude: «forse ora quelli dell’industria cinematografica, che ancora pensano che i film femminili, con donne al centro, siano prodotti di nicchia, capiranno che il pubblico li vuole vedere, e infatti guadagnano dei soldi. Il mondo è rotondo, gente!».

Ascoltandola mi sono chiesta: finalmente? A ben vedere, secondo me, è da un pezzo che i ruoli femminili non sono considerati secondari, marginali rispetto a quelli maschili… e invece no. Come sempre la cosa più difficile è rendersi conto della realtà, a prescindere da come la si pensa. Evidentemente Cate Blanchett ne sa più di me, che infatti ho sbagliato a rispondere a metà delle domande del test di Bechdel, un quiz che misura il ruolo delle donne nel cinema nato nel 1985 grazie alla fumettista americana Alison Bechdel. La Bechdel infatti ha realizzato “Dykes to Watch Out For”, un fumetto in cui si parla, appunto, di ruoli femminili al cinema applicando ai film tre semplici domande

1. Il film ha due o più personaggi femminili, che abbiano un nome?
2. Questi personaggi parlano tra loro?
3. Se sì, parlano di qualcosa che non sia un uomo?

La risposta a queste 3 domande è quasi sempre NO. E non stiamo parlando di B-movies o di vecchi film anni Cinquanta, ma di pellicole candidate agli Oscar. Porre le domande del test cambiando il genere non avrebbe senso, sarebbero domande da imbecilli: “Ci sono più di due personaggi uomini nel film?” “Parlano tra loro?” Ovviamente sì, altrimenti non ci sarebbe narrazione. Perché in ogni narrazione i personaggi sono complessi, articolati, non possono essere solo comparse, macchiette, né essere relegati al ruolo di icona sexy. 

Se pensiamo al cinema (un certo tipo di cinema, ok, il cinema “mainstream”, ma questo non fa che rendere il fatto ancora più macroscopico) come al più grande specchio dell’immaginario culturale, beh, siamo ancora messi male. Insomma, perché quasi sempre una storia, scritta, prodotta, girata, che parli ad un pubblico più numeroso possibile, ha come protagonista un uomo? Perché, ancora oggi, è forte la convinzione che mentre le donne guardano volentieri film dalla prospettiva maschile, gli uomini non si appassionano a storie che hanno una prospettiva femminile. Come nei romanzi: davvero nel 2014 un libro in cui ci sia una protagonista femminile lo comprano solo le donne? Davvero un film femminile, in cui i personaggi maschili non sono che secondari, è un prodotto di genere, “di nicchia” come denuncia Cate Blachett?

La risposta è… no, infatti Blue Jasmine ha incassato un sacco di soldi. Ma la convizione di produttori, registi e sceneggiatori resta questa, e non credo che il loro sesso (maschile) sia l’unica causa di tale comune pensiero. Almeno adesso se parla, e non solo ad Hollywood: il test è stato pubblicato sulla testata online del the New Yorker, e c’è pure un sito che monitora tutti i film in uscita.

E adesso provate voi a rispondere al test.