Inghilterra-Italia e le regole del gioco

di Redazione Smemoranda

Attualità

Inghilterra-Italia. E come spesso capita nelle grandi finali, abbiamo visto una partita non bellissima (a parte qualche lampo), ma mostruosamente emozionante. L’Inghilterra rinunciataria ha provato a vincere con il più classico catenaccio e contropiede, ma alla fine è stata fagocitata dalle sue stesse aspettative.

La finale ha dimostrato che nel calcio non esistono regole (se per caso avessimo avuto bisogno di ulteriore conferma). Cioè, c’è un regolamento, certo. Ma per il resto…

I rigori non sono aritmetica

Tipo, non ci sono proprietà transitive: non è che se la Svizzera ha battuto la Francia ai rigori, e poi nella partita dopo la Spagna ha battuto la Svizzera ai rigori, e poi nella partita dopo l’Italia ha battuto la Spagna ai rigori, allora l’Inghilterra batte l’Italia ai rigori. Perché nell’equazione si infilano le manone di Gigio Donnarumma – uno dei ventenni più paperoni del mondo, che nelle prossime stagioni guadagnerà i soldi di Justin Bieber.

Ricordiamo che Donnarumma ufficialmente è 1 metro e 96 per 92 chili, ma secondo noi è diventato molto più grosso durante questi Europei, al minuto 120 ieri sera era enorme. Tra l’altro, lì per lì non ha praticamente esultato, nell’immediata vicinanza della sua parata decisiva. Così come era sembrato molto tranquillo anche dopo aver parato altri rigori decisivi, ad esempio contro la Spagna. L’Euro 2020 l’hanno vinto quelli che son riusciti a stare calmi.

It’s coming home non porta bene

L’altro momento che ci ha insegnato che non esistono regole è arrivato al 119° minuto, secondo tempo supplementare, quando l’allenatore dell’Inghilterra Southgate ha fatto due cambi, mettendo dentro Rashford e Sancho, rigoristi entrati solo per battere e segnare i loro penalty. E li hanno sbagliati, tutti e due. Qui invece ricordiamo che Southgate è famoso in Inghilterra per aver sbagliato un rigore in semifinale nel 1996 contro la Germania. Sempre a Wembley. Sempre dopo un Europeo in casa, sempre con nelle orecchie lo slogan “It’s coming home“, coniato proprio per l’occasione in una specie di canzone-inno, tipo Notti Magiche per Italia 90. Che poi si chiama Un’estate italiana e come tutto quello che è stato toccato da Giorgio Moroder diventa oro, mentre invece, It’s coming Home… sarà mica che porta un po’ sfiga?

Se per caso gli ricapita di giocarsi un trofeo importante a Wembley, gli inglesi si guarderanno bene dal tirare fuori di nuovo quello slogan.

Chi tira per primo, vince

Però, attenzione: qualcosa ha rispettato una delle regole magiche inventate da noi tifosi, la regola di chi-calcia-per-primo (i rigori). L’ha scritto Gerard Piqué qualche giorno fa. “La statistica dice che chi calcia per primo i rigori ha più possibilità di vincere. In un torneo del genere non mi pare giusto che il sorteggio possa avere una tale importanza”, ha twittato il difensore del Barcellona a seguito dell’eliminazione della Spagna per mano dell’Italia. A sostegno della tesi di Piqué c’è uno studio dell’American Economic Association, che dopo aver analizzato le partite più importanti tra il 1970 e il 2000 ha stabilito che la prima squadra a presentarsi sul dischetto ha la meglio nel 60% dei casi. Percentuale che sale addirittura al 100% a Euro 2020. Oltre a Italia – Spagna, sono infatti finite ai calci di rigore altre partite, Svizzera – Francia e Spagna – Svizzera. Ha vinto sempre chi ha tirato per primo. E ora l’Italia, che è andata sul dischetto per prima, ha portato a casa il trofeo grosso.

Benedetti rigori

Al di là di motivazioni razionali e statistiche folli, rimane il fatto che la coppa è tornata a Roma con gli azzurri. Ragazzi che per i prossimi vent’anni è meglio non si presentino in Inghilterra neanche per fare scalo a Luton, perché insomma, gli inglesi a questa qui ci tenevano, e  avevano anche ragione a sperarci. Avevano l’opportunità di un Europeo giocato in casa dall’inizio alla fine (mentre c’erano squadre che si facevano ore di aereo per andare a Baku), di un Europeo in cui non c’erano squadre di altissimo livello, né una chiara favorita (a parte forse la Francia). Ecco, in un Europeo così, una squadra che è un bel mix di esperienza e talento, una squadra forte in difesa e veloce in attacco, con un paio di trickster mica male, poteva funzionare. Le basi, gli inglesi, ce le avevano. Però non ci han creduto quando era il momento. E poi, c’è il caso. Benedetti rigori, maledetti rigori.