Franz Ferdinand Right Thoughts, Right Words, Right Action

di Michele R. Serra

Recensioni
Franz Ferdinand – Right Thoughts, Right Words, Right Action

Ve li ricordate i Franz Ferdinand? Scozzesi, no? Quelli che erano diventati strafamosi con Take me Out dieci anni fa. Wow, dieci. Sto invecchiando veloce. Poi erano finiti anche nella colonna sonora di FIFA 2005 per la Playstation 2 (che è il motivo per cui me li ricordo io), e nello stesso anno avevano suonato ai Grammy Awards in America con i Black Eyed Peas e i Maroon 5. Che non credo sia un bene per qualsiasi band – i Black Eyed Peas sono, tipo, il diavolo – comunque: tutto questo per dire che i Franz Ferdinand avevano fatto il botto pop.

Poi però sono implosi: hanno fatto tre dischi in totale ma con l’ultimo già si diceva in giro che si sarebbero sciolti. Bè, non è successo. Sono passati quattro anni, ed eccoli qua di nuovo: dieci canzoni per un LP/CD/etc, e proprio nel testo dell’ultima il cantante Alex Kapranos ci scherza sopra: “Puoi ridere come se fossimo ancora insieme, ma questa è davvero la fine”. Dice così il vecchio Alex, in Goodbye lovers & friends.

“Vecchio” Alex, anche nel senso che ha più di quarant’anni ormai, e ok che non è più come una volta che per essere rock dovevi essere giovane – nel 2013 per essere rock va quasi meglio essere anziano – ma insomma è un’età dove in effetti si potrebbe anche decidere che il vecchio gruppo è una storia che si può anche chiudere. Boh, vedremo cosa riserva il futuro ai Franz Ferdinand. Per intanto i quattro ragazzi di Glasgow continuano a suonare, e soprattutto continuano a suonare come i Franz Ferdinand, che già di per sé potrebbe essere una notizia.

Right Thoughts, Right Words, Right Action, si intitola il nuovo disco. E quali sono queste cose giuste a cui si fa riferimento nel titolo? Bè, dal punto di vista musicale è il ritrovare quella formula che li aveva resi famosi, quindi proprio rockettino chitarristico bello preciso-serrato-pulito-zing. E lì si capisce come mai i tipi erano fissati con le grafiche geometriche. Che infatti sono tornate sulla copertina di questo disco: quattro belle frecce: semplice, pulito, via.

I testi sono un altro discorso, nel senso che le cose si fanno più complicate: Kapranos racconta un sacco di cose, storie d’amore, di famiglia, di addii. La solita roba. Però poi ci mette dentro anche faccende più complicate, tipo il suo rapporto (addirittura) con Dio. Che per un ex studente di teologia – anche se a dire il vero in quella facoltà era durato poco – comunque è un tema piuttosto importante.

Allora, facciamo un po’ di conti. Di tutta quella rivoluzione musicale rock di cui facevano parte i Franz Ferdinand, quella che doveva riportare in vita il genere nei primi Duemila (loro, gli Strokes, i Razorlight, i Libertines…) tutto sommato i Franz Ferdinand sono tra quelli meglio conservati. Meglio di Pete Doherty che ha aperto un negozio di roba usata a Camden Town e pare che venda mozziconi di sigarette secondo lui fumate da Amy Winehouse a 100 sterline.Non sappiamo se qualcuno li compri.

No, i Franz Ferdinand non vendono mozziconi, ma fanno ancora il loro. Vedete voi se basta o no.