Un po’ di vibrazioni positive con il lo-fi hiphop di Fudasca

di Veronica Monaco

Le Smemo Interviste - News

Un po’ di musica nuova e vibrazioni positive è quello che ci vuole in questi giornate tappati in casa. Sempre alla scoperta di giovani talenti, abbiamo fatto la conoscenza (a rigorosa distanza si intende!) di Fudasca, nome d’arte di Simone Eleuteri, producer classe ’96 che dalla sua stanza di Roma scrive e compone musica lo-fi hiphop, mandando i suoi beat in giro per il mondo.

Da pochissimo è uscito il suo brano Make You Mine, che potete ascoltare qui:

Il brano vede il featuring con il canadese Powfu, che con “Death Bed,” una delle canzoni più in voga su TikTok, ha raggiunto il primo posto della viral globale, il quinto della viral italia e la Top 20 della global chart di Spotify. Nel brano di Fudasca ci sono anche il cantante canadese Snøw, che ha collaborato alla hit internazionale di Kina “Get You The Moon” (oltre 300 milioni di stream, #2 della viral Italia di Spotify) e il beatmaker americano Rxseboy.

Abbiamo intervistato Fudasca per chiedergli un po’ di più su di lui e la sua musica:

Ciao Simone, raccontaci un po’ di te?
Sono è un ragazzo che cerca di portare la propria visione di musica, cercando di trasformare le proprie debolezze e imperfezioni in un messaggio positivo per i suoi coetanei e di far comprendere meglio il nostro mondo alle altre generazioni.

Il tuo nome d’arte significa qualcosa?
Si, fudasca è un acronimo di fuori dalla scatola FUori DAlla SCAtola, ispirata dalla famosa frase inglese “Think Out of the box” per invitare le persone a pensare e ad agire fuori dalle convenzioni per portare qualcosa di nuovo nel mondo.

fudasca

Dove trovi l’ispirazione per comporre e come capisci che quel sound è proprio quello giusto?
L’ispirazione (purtroppo o per fortuna) la prendo da quello che vivo o da un’aspirazione futura, poi trasformo tutto in musica, topic o testi che poi confronto con i cantanti con cui collaboro e da lì nascono i pezzi. So che il sound è quello giusto quando, mentre ascolto quello che faccio, sento che non bisogna aggiungerci altro e comincio ad ascoltarlo in loop nel progetto, anche se è ancora da finire.

Come definiresti la tua musica?
La mia musica è chill per chi vuole ascoltare qualcosa di tranquillo, ma anche motivazionale e generazionale. Spesso ricevo messaggi da parte di coetanei da tutto il mondo che mi dicono che la mia musica li ha aiutati durante periodi difficili di ansia e depressione. So che non è una medicina, ma la musica fa parte del processo ed è ciò che ci rende umani. Il fatto che molti si rispecchiano nelle mie produzioni è la testimonianza che quello di cui parla la nostra community lofi è un problema che silenziosamente riguarda tutta la nostra generazione (e non solo). Sono convinto che il nostro compito da artisti e musicisti sia quello di far sentire coesi, portare un messaggio di cooperazione, che spesso abbiamo visto mancare nelle generazioni precedenti, trasformare delle crepe in qualcosa di bello, e portare alla luce dei problemi.

Come scegli gli artisti con cui collabori, tra l’altro in tutto il mondo? Sono loro che cercano te o il contrario?
Entrambe le cose, spesso è un passaparola: magari io conosco un cantante perché è nella stessa cerchia di un altro cantante con cui ho collaborato, o magari loro scrivono a me perché è piaciuto un pezzo che ho fatto con un cantante che loro conoscono, senza pregiudizi e soprattutto senza vedere se uno più famoso dell’ altro ecc. È questa la nostra forza e la genuinità di quello che portiamo.

Qual è la collaborazione che ti ha permesso di crescere, scoprire qualcosa di nuovo, o che ti ha dato di più a livello umano?
Due sono le collaborazioni più importanti per me. I wrote you a letter” con Thomas Reid, che è nata quasi casualmente da un giro di chitarra che avevo mandato a Thomas e su cui lui poi ha scritto una canzone bellissima. Io l’ho arricchita con la mia produzione e un drop chill. Questa collaborazione ci ha consentito di arrivare a molte persone. La seconda è Are you afraid to be lonely” con Snøw, che mi ha permesso di conoscere meglio un ragazzo davvero genuino. Ne è nato un pezzo che molti considerano un classico ormai del nostro genere.
In generale tutte le collaborazioni mi hanno insegnato molto, sia a livello umano che musicale; la cosa incredibile è che, pur non vedendoci di persona, riusciamo ad essere davvero molto uniti.

È da poco uscito il brano “Make You Mine”: cosa Snøw, Powfu, Rxseboy hanno aggiunto al tuo pezzo?
Hanno aggiunto tanto, hanno aggiunto quello che cercavo per quel pezzo; ho registrato quel loop e avevo scritto qualche strofa che parlava del fatto di sentirsi talvolta in colpa dell’essere amati, dell’ansia e del fatto che comunque, nonostante non sempre lo si dimostri, si è grati a una determinata persona di starci accanto. Ho mandato tutto a Snøw che, da quell’input, rivisitando quello che avevo scritto, ha buttato giù un ritornello fantastico, che rimane in testa. Powfu e Rxseboy poi si sono accodati scrivendo due super versi una volta che l’argomento era fissato.

fudasca

Tutto è partito dalla collaborazione con questo canale YouTube the bootleg boy: di cosa si tratta e – scusa l’ignoranza – cos’è un gruppo Discord?
Ahahah tranquilla! discord è un app che si usa per fare chat group, ma è principalmente usato dai gamer. Noi lo abbiamo usato in modo “improprio” per fare le prime collaborazioni, bootleg boy è un canale che carica canzoni lo-fi ed è dove ci siamo conosciuti più o meno tutti. È dove tutto ha preso vita: quando abbiamo iniziato a caricare contenuti su quel canale aveva 300 mila iscritti, adesso ne ha più di 3 milioni. Indubbiamente siamo cresciuti insieme, ma il ragazzo che gestisce bootleg boy ha dato il primo trampolino di lancio a molti (se non tutti) del nostro genere. Poi ognuno di noi sta facendo il proprio percorso, ma il bello è che, pur essendo universi separati, ci incontriamo armoniosamente per creare qualcosa insieme. Nessuno dipende dall’altro ed è per questo che i rapporti sono molto sinceri e le collaborazioni escono spontanee, e tutti sanno che quando una cosa è spontanea le cose escono nel modo giusto.

Quali sono le tre cose a cui Simone non rinuncerebbe mai, i tuoi tre #maisenza (che è anche il tema della Smemo di quest’anno)?
Allora, queste sono le domande che SEMBRANO facili. Spero di non essere scontato, ma ho capito (e sto capendo) che non potrei mai rinunciare alla condivisione delle cose e delle emozioni (tenersi tutto per sé rende aridi), non potrei rinunciare alla musica, e se vogliamo essere più materali, a internet, senza il quale non sarebbe nato nulla di tutto questo.

Dicci tre canzoni nella tua playlist Spotify che non smetteresti mai di ascoltare?
Su questa cerco di essere più conciso: “We are young” (fun.), “Wednesday night interlude” (drake, partynextdoor). L’ ultima non è una canzone ma un intero canale di musica del quale mi piace il 99% di quello che viene caricato e che mi ha spronato davvero a ricercare sound diversi: Majestic Casual.