Fulminacci ha fatto un altro disco bello

di Laura Giuntoli

Le Smemo Interviste

Con il primo album, La vita veramente, ha vinto la Targa Tenco come miglior Opera Prima e il Premio MEI come miglior giovane dell’anno (questa cosa del “giovane”, come leggerete, lo perseguita abbastanza). Fulminacci, fresco di Sanremo con Santa Marinella, pezzo dal ritornello indimenticabile (“Voglio solameeente diventare deficieenteeee”), presenta così su IG il suo nuovo disco:

Ho scritto una canzone nella stessa stanza in cui dormo da quando sono nato. Pochi giorni fa lho cantata davanti a milioni di persone. Grazie a tutta la mia squadra, a chi mi vuole bene da sempre, a chi mi ha conosciuto oggi e a chiunque abbia voglia di ascoltare quello che scrivo. Venerdì esce il mio secondo disco. TANTE CARE COSE a tutti ⚡️

Ascoltandolo penso a com’è questa sua cameretta, se attaccati alle pareti ci sono i poster di De Gregori, Silvestri, Dalla… perché nelle 10 tracce dell’album riecheggia buona parte del Cantautorato italiano, quello con la C maiuscola. Senza dimenticare l’omaggio a De André in Santa Marinella, quel “non volare via” appena accennato alla fine, che mi punge gli occhi per la commozione quasi ogni volta. Gli hanno anche dato del giovane che sembra vecchio, lui ha commentato con candore Non ho ancora capito quale dei due è il complimento e perché.

La verità è che in Tante care cose viene fuori qualcosa di inedito, uno stile di scrittura che non lascia scampo alla distrazione, un susseguirsi di testi eterogenei, in cui niente è fuori posto e tutto fila via così leggero che si fatica stargli dietro. Ma non a metterlo a fuoco, perché Fulminacci sa quello che canta e lo fa con la sicurezza di uno che, appunto, suona da solo nella sua cameretta, al massimo ci sono i suoi nella stanza accanto. E in effetti ancora vive con i suoi, appena fuori Roma, come un qualsiasi ventenne, perché non è che uno va a Sanremo e fa i soldi il giorno dopo. Tante care cose, è un augurio che in questo periodo ci serve. Da ascoltare in loop a volume altissimo nelle nostre camerette, per tornare tutti deficienti e stare subito un po’ meglio.

La copertina di “Tante care cose” di Fulminacci, realizzata da @siamomine.

Di Tante care cose scrivi: “Più che un disco, lo definirei una raccolta di ricordi e sentimenti.” Insomma questo album è un po’ la tua Smemo degli ultimi due anni?

In effetti si tratta di un disco in cui racconto quello che mi è successo negli ultimi due anni, sia nella vita privata che in quella professionale. Il paragone con un diario è assolutamente opportuno: ho voluto fissare una serie di aneddoti e sensazioni. Uno dei privilegi di fare questo mestiere è proprio la possibilità di trattenere alcune emozioni, senza dimenticarle mai.

Santa Marinella l’hai scritta due anni fa, ma è perfetta per la pandemia. Parla del tornare a fare cose le sceme e spensierate che ci mancano un casino, quel “citofonare e poi scappare” le riassume un po’ tutte. Come nasce questa canzone?

Santa Marinella è la storia di un grande amore vissuto da un mio amico. Mi ha raccontato questa relazione durante le serate che passavamo insieme e un giorno ho sentito l’esigenza di scrivere questa canzone. In qualche modo mi sono appropriato di emozioni altrui approfittando della “copertura” per metterci un bel po’ di me.

Com’è stato calcare il palco dell’Ariston? E ora che sei tornato nella tua cameretta, cosa ti sei portato via da Sanremo?

Quando mi sono trovato a scendere quelle scale e a cantare su quel palco ho percepito qualcosa di molto speciale. Ho capito che stavo vivendo qualcosa di raro ed era molto importante vivere a pieno ogni istante per non dimenticare mai questa incredibile prima volta. Sono tornato a casa come dopo un corso intensivo, molto stanco ma pieno di voglia di fare.

Dalle tue canzoni si sente subito che sei anche un grande ascoltatore. In Forte la banda canti: “mi piace la musica quella dei grandi e dopotutto può essere un atto d’amore rubargli le idee”. Mi è sembrata quasi una frase-manifesto. Quali sono le canzoni e/o i dischi, che ti hanno fatto dire: da grande voglio fare il cantautore?

Non sono mai stato un grande appassionato di artisti specifici, mi piace la musica in generale. Gli unici che ho approfondito sono stati i Beatles da “Rubber Soul” in poi. Per il resto mi piacciono un sacco di cose diverse, sia passate che contemporanee. Faccio fatica a riconoscere il disco che mi ha portato a decidere di scrivere canzoni, sicuramente quello che stava succedendo nel panorama musicale italiano dal 2015 in poi è stato un forte incoraggiamento, mi ricordo l’emozione di ascoltare all’improvviso musica nuova in ambito mainstream, in futuro quel periodo sarà considerato un passaggio fondamentale per la mia generazione.

A proposito di dischi, che senso ha oggi fare un disco? Deve essere un contenitore di (singoli o può avere ancora un senso filologico, un racconto?

Ci sono dischi da ascoltare tutti di seguito e altri che si presentano più come delle playlist. Il mio “tante care cose” appartiene più alla seconda categoria. Sicuramente il periodo storico ci spinge a valorizzare la singola canzone, a me è venuto naturale presentare una tracklist molto varia ma non escludo in futuro l’idea di scrivere un album tematico, con una coerenza nello stile e nel contenuto. Sono due cose diverse che esistono ed esisteranno per sempre.

In Giovane da un po fai una confronto tra i ragazzi degli anni Sessanta e la cosiddetta Generazione Zeta. Canti:

E noi stiamo bene davvero

Perché non abbiamo un pensiero

Non voglio la verità

Mi basta che il cielo è sereno

E grazie che avete lottato

Io non me lo sono scordato

E correre a cento all’ora

Che bello dev’essere stato

Parafrasando, è una provocazione o davvero adesso non c’è più nulla in cui i ragazzi possano credere, per cui lottare e correre a cento all’ora? 

“Giovane da un po’” è una lettera che ho idealmente spedito ad una persona che aveva vent’anni negli anni sessanta. Avevo voglia di sfogare questa sorta di invidia nei confronti di una generazione che ha lottato per qualcosa di molto importante e ci ha garantito un futuro migliore. Io li ringrazio ed esprimo il desiderio di viaggiare nel tempo per provare la sensazione di cambiare il mondo. Poi ho capito che è un pensiero inutile perché abbiamo ancora tanto per cui lottare, e quando vivi un’epoca non ti rendi bene conto della sua importanza nell’immensità della storia. Chissà cosa si dirà di noi giovani del 2020 tra cinquant’anni, chissà cosa avremo combinato, chissà se guardandoci indietro saremo soddisfatti.

In “Una sera” (un pezzo del tuo primo disco “La vita veramente”), dici: “tra poco non avrai più vent’anni e la vita diventa un mestiere”. Eppure ho visto che nei salotti tv post Sanremo – tappe obbligate per chi partecipa alla kermesse – cascavano dalla sedia quando scoprivano che hai 23 anni. Vogliamo dirlo, una volta per tutte, che quasi sempre le canzoni migliori si scrivono a vent’anni?

Spero di no! Ci sono molti esempi di grandi canzoni scritte in età matura. Mi viene in mente “Guarda che non sono io” di De Gregori, pezzo meraviglioso che non potrebbe mai essere stato scritto da un ventenne. C’è un età adatta per ogni tipo di bella canzone. A vent’anni puoi scrivere sia la più bella che la più brutta della tua vita e ci sono emozioni e desideri che arrivano solo ad una certa età, immagino.

Armonicamente e a livello di arrangiamenti dimostri raffinatezza e grande conoscenza musicale. Eppure Fulminacci è da solo. A Sanremo ti sei anche lanciato in un attacco voce-batteria sulla cover di Jovanotti, accompagnato da Valerio Lundini e Roy Paci. Suoni tutto tu in sala di registrazione o hai un gruppo di lavoro? 

Il mio lavoro inizia sempre a casa da solo: scrivo, suono e faccio una bozza di produzione, poi vado in studio e lavoro con il produttore vero e proprio. In questo ultimo disco suono alcune chitarre acustiche ed elettriche ma ho sempre a disposizione dei musicisti meravigliosi  molto più bravi di me. Sarebbe da pazzi non cogliere l’occasione!

Domanda di rito: com’eri sui banchi di scuola?

A scuola mi comportavo abbastanza bene ma avrei potuto impegnarmi di più. Mi concentravo solo su quello che mi piaceva e ho smesso di capire la matematica in quinta elementare.

Lasciaci una citazione di una tua canzone sulla Smemo!

Decidi se farti un bagno o guardare gli altri che se lo fanno.

Di seguito la tracklist di “Tante care cose” spiegata da Fulminacci su IG:

MEGLIO DI COSÌ: Una serata di fine estate. A breve ricomincia tutto e chissà se l’anno prossimo saremo gli stessi. Ho con me quel che serve per essere felice, qui in vacanza. Chissà se là fuori, intanto, sta finendo il mondo.

SANTA MARINELLA: Voglio solamente diventare deficiente e farmi male. Citofonare e poi scappare.

MISS MONDO AFRICA: Un pomeriggio dopo la scuola, qualche anno fa, un ragazzo africano si unì a noi intonando: “Africano bianco, bello abbronzato, miss mondo Africa, playboy Africa”. Mi sono innamorato di questa filastrocca e l’ho fatta mia. Amicizia, sole, abbracci.

LA GRANDE BUGIA: Canzone scritta durante il lockdown. Visti dallo spazio siamo ricordi. Se potessi parlare con te da bambin* cosa ti chiederesti?

UN FATTO TUO PERSONALE: Un misto di quello che succede fuori e dentro di me.

TATTICA: È tardi, non arriverò mai in tempo. Mi credi? mi vuoi lo stesso ?

CANGURO: Mi faccio schifo. Oppure no.

FORTE LA BANDA: Basta con i toni leggeri e con le accuse pesanti. Tu che ne sai dei vecchi tempi, di quando i locali erano pieni ? 

GIOVANE DA UN PO’: Lettera a una persona più grande di me. C’ho una specie di senso di vuoto, l’ho riempito coi film e le foto.

LE BICICLETTE: La nostra bellissima storia d’amore. La mia prima canzone autobiografica al 100%.

Le copertine di ogni canzone sono realizzate da @siamomine feat intelligenza artificiale, utilizzando software e tool che usano metodi di machine learning conosciuti come GAN (General Adversarial Network).

Bio FULMINACCI è un cantautore italiano, nato nel 1997 a Roma. Scrive, arrangia e canta le sue canzoni e si presenta al mondo pubblicando nel 2019 “Borghese in borghese”, “La Vita Veramente” e “Una Sera”. Lo stesso anno esce “La Vita Veramente”, l’acclamato disco d’esordio, vincitore della Targa Tenco 2019 per la categoria Opera Prima. Lo stesso anno vince il Premio Mei come miglior giovane indipendente dell’anno e il Premio Rockol 2019 come artista dell’anno. A questi si è aggiunto anche il Premio PIVI – Miglior Videoclip Indipendente dell’anno per il video del brano “La Vita Veramente”. Il 6 dicembre è uscita la speciale versione LP dell’album “La Vita Veramente” con due inediti “San Giovanni” e “Le ruote, i motori!”, mentre il giorno prima è partito il suo primo tour nei club, andato quasi interamente sold out. Fulminacci è un artista di rottura, spiazzante per la sua versatilità e per la sua brillantezza, sin da subito apprezzato da pubblico e critica.