Fulminacci, tra musica, cinema e un nome da fumetto

di Angela Di Santo

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Classe 1997, romano, ha un nome da fumetto che fa rima con il suo cognome: è Fulminacci, alias Filippo Uttinacci, una delle nuove voci del cantautorato italiano che con il suo disco d’esordio, “La vita veramente”, ha già portato a casa la Targa TENCO come miglior opera prima e il Premio M.E.I come album d’esordio dell’anno. Ho incontrato Filippo all’Indiegeno Fest di Patti per saperne di più sulla sua musica e la sua passione per il cinema.

Ciao Filippo, come mai hai scelto proprio il nome Fulminacci?

In realtà è stato abbastanza casuale, nel senso che mi piaceva come suonava e sentivo l’esigenza di trovare un nome un po’ più breve del mio. Alla fine Fulminacci fa rima con il mio cognome per cui mi trovo abbastanza. Ed è anche un esclamazione dei fumetti degli anni sessanta, tipo Braccio di Ferro, era una specie di “accipicchia”.

Invece come nascono le tue canzoni?

Le mie canzoni nascono fondamentalmente in camera mia. Anzi la maggior parte sono nate sul letto, suonando la chitarra e registrando mille cose sui memo vocali del telefono, e poi piano piano componendo tutti i pezzi. Dipende poi anche dalla canzone: ci sono brani che nascono canticchiando in macchina, altri quando sei di fretta e non puoi sederti, e altri appunto quando sei in camera con la chitarra e butti giù l’idea.

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Nell’ultimo periodo ti hanno paragonato a Daniele Silvestri e Jovanotti, ma quali sono i tuoi modelli musicali?

Questi paragoni li considero enormi complimenti, perché per me sono due miti, due miti veri. Ascolto principalmente cantautorato italiano come De Gregori, Lucio Dalla, Battisti. E poi i Beatles sempre.

In “Borghese in borghese” canti “sono un borghese in borghese, è così che mi nascondo”. Molti potrebbero interpretare la canzone in chiave socio-politica, tu cosa volevi far trasparire?

Semplicemente cerco di descrivere quello che mi circonda nella realtà in cui vivo e di descrivere in un modo anche un po’ simpatico e ironico quello che sono io. Senza trattarmi né troppo bene né troppo male. Volevo semplicemente buttare giù un fiume di parole per descrivere quello che sono.

Com’è stato vincere il premio Tenco alla tua giovane età?

Veramente è una cosa assurda, cioè è stata una notizia folgorante. Per me il premio Tenco è uno dei più importante, anzi è il riconoscimento più importante che potessi ricevere in questa fase. Veramente non so che dire, sono molto contento.

Sappiamo che hai frequentato la scuola Volonté come attore. Cosa ti ha spinto a intraprendere questa strada?

Sia il cinema e la recitazione che la musica sono state da sempre due mie passioni. Ho sempre voluto fare più o meno entrambe le cose, in alcuni momenti volevo fare più uno, in altri momenti più l’altro. Spero di riuscire a combinare le due cose, anche se in questo momento mi sto concentrando più sulla musica. Ma non escludo nulla.

E il cinema ha influenzato molto le tue canzoni?

È sicuramente una cosa che guardo, che amo, anche se in realtà non posso definirmi un grande esperto, ma un’amante. Non so se mi ha influenzato, ma alla fine tutto quello che facciamo nella vita influenza poi quello che scriviamo. Per cui forse sì.

Questo contenuto è realizzato in collaborazione con Indiegeno Fest, dove Fulminacci ha suonato la sera del 2 agosto.