George Sprott è un fumetto per gli ultimi hipster

di Redazione Smemoranda

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Gli hipster non esistono più. Chissà se c’è qualcuno che se li ricorda, probabilmente no. Chi è nato negli anni Duemila, sicuramente no. Però sono esistiti (lo dice anche wikipedia, quindi deve essere vero), diciamo tra il 2005 e il 2012 circa. Era tutta una moda per cui i ragazzi, soprattutto maschi, evolvevano il loro modo di vestire su una linea che portava (più o meno) dall’indie rock al boscaiolo americano, e poi ancora ad andare in giro coi baffi a manubrio e le giacche da ferroviere degli anni Venti, su una bici vintage, freno a bacchetta o a scatto fisso. Magari con un’aggiunta tecnologica tipo iPod (sì, ai tempi esistevano) e poi iPhone, ma comunque fumando la pipa e ascoltando jazz. Perché vi sto raccontando tutto questo? Per parlare di un fumetto bellissimo, di un autore bravissimo.

Seth è infatti un grande autore di fumetti che più o meno rappresenta bene l’eredità di quel momento storico, ma nel senso migliore. Lui è un sopravvisutto dell’hipsterismo, se volete: ha vissuto un bel po’ nella scena punk e indie canadese, per poi diventare un tipo che si veste col cappotto di tweed, il completo, il cappello e tutto l’armamentario che probabilmente indossavano gli uomini quando andavano a sentire un concerto di Frank Sinatra negli anni Cinquanta. Almeno credo. E i suoi fumetti bellissimi sono rétro come lui.

George Sprott, 1894-1975

Anche il suo ultimo libro, che si intitola George Sprott 1894-1975, è mega rétro: racconta la vita del conduttore di una tv locale canadese attivo tra gli anni Quaranta e i Settanta del Novecento. Una local celebrity come non ce ne sono più nel mondo globale. Ma è tutto il mondo raccontato da Seth, a essere perduto, come il suo protagonista. Che tra l’altro – spoiler! – muore.

No, non è uno spoiler, perché si capisce già dal titolo.

Ma quindi, è solo la storia di un uomo morto? E che peraltro non è neanche esistito veramente? Sì. Però è molto più di questo: è un finto documentario, in cui la vita del protagonista viene ricostruita attraverso le parole delle persone che l’hanno conosciuto, amato e odiato. È una fantasia che ci consola, perché dai disegni di Seth traspare l’amore per tutte quelle cose di cui ci circondiamo in una vita, cose materiali che ci dicono non contano niente, e invece contano tantissimo, definiscono chi siamo. Quei libri, quei dischi, anche solo quei soprammobili. Non fidatevi di genitori, maestri e fratelli che vi dicono che sono solo cianfusaglie: saranno cimeli. O almeno speriamo.