Indie a primavera (2020) parte 2

di L'Alligatore

News - Recensioni

Houdini Righini – Lascaux

Elettronica e nuovo cantautorato legate in modo mirabile in questo Lascaux di Houdini Righini, barbuto quasi come il Terzani degli ultimi anni. Analogia non da poco, in quanto credo che “Lascaux” sarebbe piaciuto un sacco al grande giornalista toscano. Ogni pezzo del disco ha del mistico, unito all’ironia però e alla voglia di socialità. Tutti elementi ben cementati, dal primo all’ultimo. Cantate in italiano (con l’ultima traccia che ha invece una voce recitante in tedesco), le canzoni di “Lascaux” danno un nuovo significato alla parola musica elettronica. Tutto suonato da Righini con Marco Pandolfini e Franco Naddei, con l’aggiunta del piano di Pieralberto Valli nella sensuale “Santatango” e di quello di Giacomo Toni nella soave traccia fantasma “Dai, dai dai”.

Nicola Denti – Egosfera

Un disco coraggioso, come se ne facevano una volta, in particolare nel nord Europa. Sto parlando di Egosfera, concept-album strumentale di Nicola Denti, bravo musicante di Parma, fondatore dell’Accademia Musicale di Parma e componente della band Custodie Cautelari. Con questo disco corona un sogno che cullava da più di dieci anni, quello di raccontare una storia che ricorda il cult degli Who “Tommy”. Anche qui c’è protagonista un ragazzo disagiato, con problemi mentali, Ekow il suo nome, che intraprende un viaggio verso Egosfera, alla ricerca di una dimensione che lo comprenda. Chitarre taglienti, una sezione ritmica bella pensante, tastiere per tre quarti d’ora di psichedelia pura.

Naddei – Mostri

Mostri di Naddei è un disco stupefacente. Il Francobeat, produttore di molti della scena indipendente più vera, ha fatto un disco a suo nome, un disco di cover del migliore cantautorato italiano, eseguito in salsa elettronica. Tenco, Battiato, Gaetano, e poi Ciampi, De André, Federico Fiumani, Ivan Graziani e Paolo Conte. Pure gli Skiantos di “Sono buono” e i CCCP di “Io sto bene”. Questa ultima è straniante come l’originale, forse di più; anche il modo di cantare a piena voce, rende questo straniamento, e allo stesso tempo, ascoltando il testo sembra sia stato scritto oggi, ai tempi del coronavirus (provate a sentire “Io sto bene, io sto male, io non so cosa fare … è come decidere di radersi i capelli”). Mostri nella doppia accezione: mostri sacri della nostra canzone d’autore e mostri interiori, da tirare fuori grazie a parole che raccontano un’epoca. Tutto questo grazie alla musica elettronica, spesso giudicata fredda. La copertina con dei mostriciattoli simpatici è opera del figlio di Francobeat.

The Roozalepres – The Roozalepres

Veramente forti questi The Roozalepres da Valdarno, Toscana profonda, all’esordio con un disco omonimo dall’etica/estetica inequivocabilmente punk’n’roll. Scritta rossa in alto dal carattere alternativo, e poi le facce poco raccomandabili in uno sgranato rosso e grigio dei quattro componenti della band: Decomposed Sam voce, Frah basso, Toty chitarra, Gaggia batteria. Sei canzoni per il lato A, sei canzoni per il lato B, come nei vecchi vinili, perché hanno voluto uscire così, oltre a uno slim cd. Cosa sempre molto apprezzabile in un’epoca dove la musica è liquida, fare qualcosa di solido, che abbia la presunzione di restare. Come mi auguro restino le loro canzoni: vibranti, saltellanti, con staffilate di chitarra e il ritmo tutto in salire. Un altro pregevole prodotto di casa Go Down Records.

Gallus – Pluslapsus

Pluslapsus disco giallo e grigio con un galletto stilizzato dalla cresta rossa, firmato da Gallus, non è un album francese come si potrebbe pensare, ma italiano. Protagonista il bresciano Luca Gallina, esperta chitarra blues da sempre sui palchi d’Europa, con accanto due amici che non hanno bisogno di presentazioni (Giovanni Ferrario, basso/tastiere/chitarra elettrica, anche produttore e Giuseppe Mondini, batteria/percussioni). In piena emergenza covid19 sono usciti con questo disco di autentico blues strumentale. Nove pezzi originali, con inseguimenti di chitarre, il ritmo che sale, improvvisazioni e citazioni. Un disco di confine, decisamente blues, ma anche rock, un po’ jazz, riferimenti alla classica… e poi, ogni volta che l’ascolto mi sembra di sentirci cose nuove, come se i tre fossero dentro il lettore cd a elaborare ancora e ancora e ancora … la loro musica. Grande!