General Stratocuster and the Marshals Dirty Boulevard

di L'Alligatore

Recensioni
General Stratocuster and the Marshals – Dirty Boulevard

Chi sono questi? Con un nome così, dall’inteso profumo di buoni strumenti della musica del diavolo? Sono un supergruppo di cinque personaggi poco raccomandabili (guardateli in foto), toscani, anche se il nome e la pronuncia farebbero pensare all’altro lato dell’oceano (o della Manica), provenienti dalle più diverse esperienze musicali: dalla Bandabardò ai Tygers Of Pan Tang, dal prog-rock anni ’70 alle indie italiche dei ’90.

Ogni tanto si ritrovano insieme, quasi per spirito spontaneista, per dar vita a infuocatissime session dove il blues si intreccia con il rock, l’elettrico con l’acustico, e i classici della nostra musica più amata vengono spiattellati  facendoli rivivere oggi in canzoni nuove di zecca. Con questa loro terza uscita sulla media distanza (si sono formati ufficialmente nel 2010), hanno costruito un album magnifico: dodici pezzi roots rock blues da lasciare senza fiato.

Un disco tutto da ascoltare, non prendetela come una frase fatta la mia, ma una vera constatazione amichevole, perché vi voglio bene. Credo che “Dirty Boulevard” sia l’oggetto di culto del 2016 per ogni vero ascoltatore di autentico rock che si rispetti.